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21 November 2009 @ 04:24 pm
Capitolo 11

Tempesta anomala



Il temporale stava mutando in tempesta, la temperatura calata bruscamente, da un istante all'altro.
Hiarn procedeva con sempre maggiore fatica, stringendo gli occhi per riuscire a vedere, oltre le folate di vento e pioggia, il cavallo di Kerielle, cercando di ripetersi che tutto sarebbe andato bene.
Tladis sarebbe guarita, qualunque incantesimo fosse stato intessuto su di lei.
Non sapeva perché ciò fosse avvenuto, ma era abbastanza chiaro ormai che la sua non era mai stata una famiglia di tranquilli artigiani e contadini, che una menzogna dopo l'altro avessero nascosto ben altra verità.
Sua madre aveva fatto parte degli Eterni, quell'Ordine per lui e Tladis così misterioso, quella lontana realtà sulla quale avevano costruito fantasie da bambini.
Avevano sempre creduto che la madre fosse morta dopo una lunga malattia, contratta durante le guerre che avevano quasi decimato il regno, oltre che la famiglia reale.
“Hiarn...”
Il ragazzo si voltò verso il lato del carro, dal quale sbucò la testolina di Greys.
“Tladis guarirà, vero?”
“Certo che guarirà, scricciolo.” Le carezzò una guancia. “Rimettiti giù, tra poco arrivere-”
“Hiarn, salta sul carro e copriti!”
L'urlo del padre giunse all'inizio confuso, tra fischi di vento, trovandosi Runeel all'altro lato del carro.”
“Dov'è Griahan?” Non riusciva a vederlo.
“Hiarn! Stai con Greys!” gridò in risposta la voce del riahn.
Fu l'ultima cosa che Hiarn poté udire, prima che il fischio attorno a lui raggiungesse un picco capace quasi di assordarlo.
Hiarn si aggrappò alla fiancata del carro e riuscì ad arrampicarsi. Greys gli si gettò tra le braccia, terrorizzata.
“Zio, pensa al carro!” sentì urlare da Griahan.

Le gocce di pioggia si stavano trasformando in stille di ghiaccio. Non provenivano più soltanto dal cielo, ma da ogni direzione, in vortici che si restringevano attorno a loro come le spire di un serpente.
Non c'era nulla di naturale, in tutto questo.
La sensazione si faceva sempre più nitida ad ogni istante che passava, una sensazione che Kerielle non poté più ignorare, quando si rese conto che il carro non aveva mantenuto la solita distanza da loro. Era stato inghiottito da vortici di grandine. Non era più visibile, nemmeno utilizzando i sensi che la magia poteva assicurarle.
“Dectar!” urlò controvento, tornando a rigirare il cavallo e accorciando le distanze.
Non ci fu il tempo di spiegarsi. La luce esplose nel tornante del sentiero che si erano lasciati alle spalle, ora visibile solo parzialmente. Ma quella luce era inconfondibile.
“Vado ad aiutarli io!” urlò Dectar. Fece un cenno al suo scudiero, che annuì.
“Lui conosce la scorciatoia di cui parlavo. Porta la ragazzina!”
“No, Dectar...”
“Devi!”
Kerielle rinsaldò la presa sulle redini e si preparò a seguire lo scudiero, al quale Dectar aveva lasciato il cavallo.
Qualche istante dopo, la figura dell'uomo era già sparita dietro uno sperone roccioso.
Kerielle portò istintivamente la mano alla spada, ormai preparata ad affrontare di tutto.
La scorciatoia costrinse le bestie a ricorrere a tutte le loro riserve di energia, ma si rivelò la scelta giusta, capace di portarli nel minor tempo possibile a varcare la porta nord della Piazza, dove si trovava il Palazzo secondario di Re Astermil.
Segno che quella tempesta di ghiaccio incontrata aveva tutti i crismi di un sortilegio, tra le case e le poche locande Kerielle e la sua nuova guida non ne trovarono alcuna traccia. Lì sembrava esser sempre soltanto piovuto.
“Signora, andate. Mi occuperò io dei cavalli.”
Kerielle ringraziò lo scudiero di Dectar. Forse più avanti ci sarebbe stato il tempo di conoscersi meglio.
Una figura era uscita silenziosamente dalle scuderie del Palazzo e la aiutò a far scendere Tladis dalla sella. Doveva essere un Guaritore o un suo allievo, a giudicare dal suo agire pratico e silenzioso. Kerielle seppe di porre la salute della ragazza nelle migliori mani in cui si potesse sperare. Purtroppo questo non garantiva lo scioglimento dell'incantesimo a suo danno.
Tutto sapeva terribilmente di già vissuto, pensò ricordando un giorno di molti anni prima, mentre seguiva il guaritore portando tra le braccia la figlia di Aiseen.
Tutto sapeva di orribile beffa.

Continua...
 
 
Stato d'animo: amused
In sottofondo: " Legend of the seeker " 2nd season on pc
 
 
20 November 2009 @ 07:01 pm
Capitolo 10

La foresta



Le pendenze su cui si snodava il sentiero che portava alla Piazza e al Palazzo di Astermil non erano certo il tragitto più adatto ad una corsa nella quale forzare il cavallo.
La donna strinse i denti e cercò di nascondere la preoccupazione, mentre teneva sempre un occhio puntato sulla figlia di Aiseen, caricata davanti a lei.
Non era un buon segno che nemmeno quel viaggio accidentato la stesse in qualche modo destando.
I ricordi si affollavano nella mente di Kerielle, mettendo alla prova il suo sangue freddo.
Non c'era tempo nemmeno per fermarsi a controllare gli zoccoli di Testhium, questo la faceva sentire ancora peggio. Si allungò ad accarezzare la chioma dell'animale, chiedendogli scusa con il pensiero, per quanto poteva valere.
Quando vide l'ombra addensarsi avanti a loro, il primo istinto fu quello di tirare le redini e fermare la corsa di Testhium.
Non può essere!
“Perché no?” rispose una voce che la spinse a voltarsi alle spalle, girando poi il cavallo il più agilmente possibile.
L'uomo sorrideva, guardando Tladis con brevi occhiate senza per questo perdere di vista i movimenti di Kerielle.
“Credevi di poterci nascondere ancora per molto il ritrovamento dei due gemelli di Aiseen?”
“Non avvicinarti!” minacciò Kerielle. Per dimostrargli che non erano le armi, quello che lui avrebbe dovuto temere, non mise mano alla spada.
“Kerielle, non puoi proteggerli per sempre. Soprattutto perché tu stessa dovrai imporre decisioni che certo non ameranno...almeno nel caso di quella ragazzina.”
“Adesso il problema più grave è la sua salute. E tu mi stai rallentando, quando dovrei essere già a Palazzo, perché venga sciolto l'incantesimo.”
L'uomo sembrò sinceramente sorpreso, mentre si avvicinava alla cavalcatura. “Di quale incantesimo parli?”
“Sembri davvero non saperne nulla, questo però non è un buon segno.”
“Hai creduto fossimo stati noi Eterni?”
“Come il fratello ha pensato fossi stata io. E' un maleficio che può spezzare solo colui che lo ha intessuto.” Kerielle lasciò che l'uomo si avvicinasse ancora, ma controllò con diffidenza i suoi movimenti.
Dectar sollevò il mento di Tladis, scrutandone il pallore preoccupato. Controllò il battito del cuore, ne guardò le iridi castane sotto le palpebre. “Non immaginavo che potessero arrivare a tanto, che riuscissero anche da prigionieri.”
“Solo uno può esserne capace, Dectar” disse Kerielle, mentre lo vedeva voltarsi verso l'altro Eterno che aveva tagliato loro la strada e chiamarlo. “E in questo caso non lo si può definire persona.”
Dectar annuì, prendendo poi le redini del cavallo che il suo scudiero gli aveva portato.
“Si riparte. Vi scortiamo noi.”
“Dopo averci rallentato.” Kerielle spronò Testhium, che fu felice di ripartire.
Dectar la raggiunse e le si affiancò, per quanto lo permettesse il sentiero. “E' sempre più piacevole avere a che fare con voi. Venitemi dietro, conosco queste montagne meglio di voi” urlò per contrastare il temporale.
Kerielle rafforzò la presa su Tladis, perché rimanesse in sella nonostante i disagi del viaggio.
Non riusciva a smettere di guardarsi intorno e alle spalle, appena poteva farlo. Era quasi sicura che qualcuno continuasse a seguire la loro corsa. Poteva essere stato realmente lo scudiero di Dectar a tagliarle la strada, ma vi era sicuramente qualcun altro. O qualcos'altro.

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Stato d'animo: calm
In sottofondo: " Another brick in Adrian's Wall " - King Arthur's soundtrack
 
 
14 November 2009 @ 09:25 pm
Capitolo 9

Il Richiamo


Runeel seppe che lei era entrata senza alcun bisogno di voltarsi verso l'ingresso.
Allo stesso modo non ebbe bisogno di guardare Hiarn, per capire quanto stava per fare. Il figlio abbassò le mani con cui aveva stretto le braccia paterne, quasi aggrappandovisi per affrontare meglio l'immagine di Tladis, ridotta in quello stato da un istante all'altro.
“Hiarn!”
Troppo tardi. Il ragazzo si era già fiondato contro Kerielle.
“E' tua, la colpa!” inveì contro la donna che entrando poche ore prima nella loro vita la stava già travolgendo.
La donna sfuggì senza problemi alla presa del ragazzo sul suo braccio, ma non tentò di sottrarvisi una seconda volta. I due restarono a fissarsi per lunghi istanti. Nella collera del giovane Kerielle vedeva l'impulsività di Runeel, ma anche la determinazione di Aiseen. E questo ricordo si rivelò capace di ferirla ben più di quanto desiderasse fare Hiarn.
“Adesso verrai di là” ringhiò lui, “al capezzale di mia sorella, e scioglierai l'incantesimo, qualunque cosa tu le abbia fatto!”
“Hiarn...”
Il ragazzo si volse come stordito verso la soglia della stanza dove avevano portato Tladis. Non era stato suo padre a parlare, ma Griahan.
“Non è stata lei” disse con voce cupa.
“Lieta che qualcuno abbia il buon senso di dire la verità” commentò ironica Kerielle.
“Fatemi vedere la ragazza” disse poi a Runeel e Hiarn, con un tono più rispettoso.
“Zio...” disse Griahan. “Tutto quello che potevo fare, io l'ho fatto. Le servono cure che solo a Palazzo possono esserle date.”
Il padre di casa serrò le labbra sottili. “Allora la porteremo a Palazzo. Hiarn, prepara il carro.”
“Il mio cavallo andrà molto più veloce” disse Kerielle, passando davanti a Griahan e raggiungendo l'altra stanza.
Il cenno con cui chiamò a sé il giovane mago non sfuggì a Hiarn, che però non poté fare altro che tentare di nuovo di convincere il padre.
“Papà le permetterai di...Non se ne parla. E' mia sorella, la porto io su un cavallo.”
“Hiarn, ascoltami. Dobbiamo portare Greys da Mastro Juliod, e meno le diremo di come sta realmente Tladis, meglio sarà. Vai a svegliarla, per favore.”
“Ma, papà...”
“Vai, quando Tladis sarà fuori pericolo ci sarà il tempo di spiegarvi tutto.”

Cominciava a piovere con insistenza, quando Runeel Dalamor chiuse alle loro spalle la porta, mentre Hiarn e Griahan sollevavano e sistemavano Tladis sul cavallo di Kerielle, davanti a lei.
La donna si tolse il mantello e lo usò per coprire la ragazza, priva di conoscenza.
“E' un incantesimo, giovane Hiarn, hai ragione.” Per la prima volta lo guardava quasi con dolcezza. “E quando mi troverò davanti il pazzo che lo ha intessuto...sapremo molte cose, oltre a quelle necessarie per guarirla.”
Prese le redini e batté i talloni sui fianchi dell'animale, che si girò sotto i suoi comandi e si lanciò al trotto lungo il sentiero, precedendo il carro su cui stavano salendo Runeel e Griahan.

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Stato d'animo: cheerful
In sottofondo: " Ever " - Ludovico Einaudi
 
 
14 November 2009 @ 09:10 pm
Capitolo 8

Passato


“Lei non era fatta per la vita del villaggio, né tanto meno per quella dei campi. Avevamo lo stesso passato alle spalle, le stesse battaglie combattute perché la famiglia reale potesse avere una possibilità, perché potesse nascere il futuro in cui credevamo...” La voce roca di Runeel vibrava, pulsava di un'amarezza che Tladis non aveva mai sospettato possibile, o che forse lei e Hiarn non aveva saputo vedere, in tutti quegli anni?
C'era rabbia, nei confronti della loro madre? Era per celare questa rabbia che non aveva mai voluto rispondere alle loro domande?
“Quindi eri un guerriero anche tu?” domandò confusa Tladis.
“Hai detto che nostra madre studiava dei testi...” il tono di Hiarn risuonò invece duro. "Anche tu? Eravate tutti e due membri di questo...Ordine degli Eterni?”
“Lei, soltanto lei. L'Ordine di cui io facevo parte non ricorreva a incantesimi di alcun tipo, nelle battaglie. In certe campagne militari però, la Magia cominciò a rivelarsi di nuovo necessaria, quando comparvero maghi come quelli che sono stati arrestati giorni fa...” spiegò Dalamor, indicando l'esterno della casa. "I Maghi di cui aveva cominciato a servirsi il nemico."
La figura scura, china oltre le grate della gabbia, tornò a riaffacciarsi alla mente di Tladis, che rabbrividì.
Un freddo interiore che aveva a che fare ben poco con l'aria notturna, molto invece con gli occhi che sentì puntarsi su di lei. Un tintinnare di catene ridondò nella sua mente, sprofondandola in un abisso.
“Scusa...Scusatemi” ebbe appena il tempo di mormorare, prima di correre fuori, sperando che il freddo pungente la facesse stare meglio. Si ritrovò piegata in due, le braccia a cingersi lo stomaco dolorante, la testa in fiamme. Era come avere un serpente viscido dentro, sentirlo risalire fino alla bocca. Un serpente rosso sangue.
Non stava passando come aveva sperato in un primo momento.
Il liquido caldo e ferroso macchiò il primo gradino scolpito nella roccia.
Tladis si sentì appena indietreggiare, sentì la parete esterna della casa dietro la schiena. Scivolò rasente al muro, un istante prima che il padre la sollevasse da terra. Le posò una mano sulla fronte, zuppa di sudore, tornando dentro e chiudendo la porta.

Il passaggio era stretto, troppo stretto. La voce della madre non riusciva più a raggiungerla e starle accanto. Tladis aveva paura.
“E' una prova che devi superare, piccola mia. Io posso soltanto aspettarti qui, alla fine di tutto.”
Una mano forte e calda si posò sulla sua spalla.
“Non puoi venire, Hiarn. E' una cosa che devo fare da sola” si sentì dire, la voce che riempiva le fredde e umide caverne dove si trovavano, uscendo con una sicurezza che non le apparteneva affatto. Eppure era stata la sua voce a parlare e suo fratello le sembrò subito un po' distante, ferito da quelle parole.
“Non andare, Tladis.”
Lei fece altri due passi avanti, sottraendosi al suo tocco, addentrandosi ulteriormente nella galleria. Doveva. Le risposte erano davanti a lei, oltre quello stretto passaggio, in un luogo che le era ignoto, ma nel quale percepiva la presenza della madre. Risposte.
“Devo...” mormorò.
E tutto sprofondò nell'oscurità.


“Cosa le sta succedendo?”
Hiarn cercò invano di superare la barriera costituita da suo padre, il quale non voleva che lui vedesse Tladis in quelle condizioni, non prima che Griahan avesse tentato almeno quello che era in suo potere.
La campana del villaggio sparse nel cielo notturno il suo segnale di allarme.
Il riahn sollevò lo sguardo, greve di stanchezza, proprio mentre dal centro del piccolo villaggio giungevano le prime urla. Soltanto ora, al quarto incantesimo provato, aveva visto dei miglioramenti nelle condizioni di Tladis. Doveva insistere, il Gelo stava per prendersela. Gli occhi sbarrati sul vuoto, quei tremori che sempre più divenivano spasmi violenti.
Allarme o no, lui avrebbe dovuto restarle accanto per tenerla lontano da quel letale abbraccio

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Stato d'animo: artistic
In sottofondo: " Fuori dalla notte " - Ludovico Einaudi
 
 
10 November 2009 @ 09:13 pm
Capitolo 7

Diritto alla verità


“Sono decisioni che io non posso giudicare, ragazzo.” La voce della donna colpì Tladis per la freddezza con cui si rivolgeva a Griahan. “E nemmeno tu potrai mai farlo, nemmeno se arrivassi ad un titolo che ti portasse a corte.”
Il riahn alzò il mento, lo sguardo greve. “Questo non vuol dire che non possa avere un’opinione a riguardo.”

Tladis non sapeva cosa pensare.
Griahan sosteneva lo sguardo di questa loro misteriosa parente e non era ancora tornato a sedere. Non l’aveva mai visto reagire così e questo non la rassicurava. Aveva la spiacevole sensazione che le cose stessero cambiando per loro.
“Credete di poterci dire qualcosa di più?” mormorò al padre.
Lui fece un cenno che non la soddisfò appieno.
“Quello che sai in qualità di riahn è legato da un vincolo. Hai compiuto un giuramento” fu intanto la risposta di Kerielle a Griahan. La donna sembrò quasi divertita nel vedere quanto la sua risposta lo stesse indispettendo.
“Non credi che almeno Tladis abbia il diritto a sapere, visto come vuoi cambiare la sua vita?” Griahan parve decidere di cambiare strategia, perché si rivolse soprattutto al padre di Tladis.
“Se questo futuro è già scritto, per lei…si sta solo rivelando.”
“E tu lascerai che Tladis e Hiarn entrino in questo vortice di eventi?”
“Tutti vi siamo entrati, ragazzo. Tu hai prestato giuramenti volontariamente.”
“Appunto, Signora, volontariamente.” A nessuno sfuggì l’ironia tagliente con cui Griahan ricorse al titolo. Kerielle non si scompose, continuò a limitare il suo disappunto all’espressione del viso.
“Il modo in cui vengono addestrati i membri di quell’Ordine…si allontana molto da quello che viene inteso come volontà. Per questo era stato sciolto.”
“Ho detto che non abbiamo il diritto di giudicare una tradizione così antica. Per la precisione, potrei fare rapporto all'Accademia, per quello che ti ho sentito pronunciare.”

Per un lungo istante Griahan sembrò valutare l'intenzione della donna. Lo avrebbe fatto?
“Vi prego, non portate la discordia sotto un tetto che vuole ospitarvi entrambi” disse Runeel, spezzando così il silenzio calato davanti al fuoco.
Tladis vide Griahan distogliere lo sguardo collerico dalla donna, che da parte sua si alzò.
“Non puoi rimandare a lungo questo momento, Runeel. Renderesti soltanto le cose più difficili ai tuoi figli. Se tua moglie non ha potuto ignorare lo sguardo dell'Ordine su di lei, non puoi farlo certo tu.”
“Non voglio ignorarlo, ma i miei figli hanno il diritto di conoscere con calma ciò che i tempi chiedono loro.”
“E' proprio la calma che non ci è concessa...” rispose con fervore, sorridendo poi con sarcasmo ad Hiarn, che quasi senza rendersene conto si era messo tra lei e Tladis.
“Hiarn...” sussurrò tesa Tladis. Non sapeva di cosa fosse capace quella Kerielle.
“Ci sono cose dalle quali dovrà imparare a proteggersi da sola, ragazzo. E anche tu dovrai farlo. Ma se non ci son stati finora altri segnali, immagino di poter aspettare almeno la giornata di domani. Alloggerò alla locanda dei Quattro Larici.” Con quelle ultime parole, la donna ringraziò con un cenno il padrone di casa e se ne andò.
“Non andrò a letto finché non ci avrai spiegato tutto” disse Hiarn, continuando a fissare la porta che si era richiusa alle spalle della forestiera.
“Non adesso, dovete riposare. Avete sulle spalle gli ultimi giorni della raccolta.”
“Non cercare di cambiare discorso. Che cos'è quest'Ordine degli Eterni?” incalzò Hiarn, supportato questa volta anche da Tladis.
“Giuro che se non parli andremo dietro a quella straniera. Forse lei sarà più sincera di quanto lo sia stato tu in quindici anni. Almeno su mamma...”
“Vostra madre voleva quanto me che questa notte non arrivasse mai, voleva che restaste al sicuro e insieme il più possibile.”
“Parli come se qualcuno ci potesse mai davvero dividere!” esclamò Hiarn, incapace anche solo di contemplare quella possibilità.
Ma mentre il padre annuiva, arrendendosi all'idea di dover sciogliere ogni matassa, Tladis desiderò non aver colto quel suo sguardo, colmo di una preoccupazione che sembrava gravargli anche sulle spalle come un macigno.

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Stato d'animo: cheerful
In sottofondo: " Kingdom of Heaven " estenden version
 
 
19 October 2009 @ 04:42 pm
Capitolo 6

La Via degli Spiriti


Il detenuto chiuse gli occhi.
Dopo l’interrogatorio sotto le guardie di re Astermil, si stava rivelando ancora più difficile del previsto recuperare la concentrazione necessaria.
Quello che percepiva oltre le barriere erette dai riahn, però, valeva assolutamente la pena.
Ignorò la ciotola di cibo portata dal secondino – il digiuno avrebbe favorito la discesa la trance - ma bevve quasi tutta l’acqua.
Il suo ultimo pensiero lucido, prima di lasciarsi andare alla ricerca del filo di magia, fu che le guardie erano proprio stupide. Certo, si sentivano troppo al sicuro. Credevano che gli incantesimi intessuti da riahn che avevano concluso da poco il loro addestramento potesse controllare il potere di stregoni come loro?
Erano stati catturati, questo era vero - Uriordin non era felice di scoprirsi uno degli stregoni sulle cui spalle si sarebbe avverata la profezia – ma questo non avrebbe significato la loro fine, né tanto meno la tranquillità per il regno di Astermil.
Concentrati!, si impose.
Cercò sul freddo pavimento della cella la posizione più comoda, isolò gradualmente gli altri sensi dalla realtà esterna – l’udito…l’olfatto…il gusto dell’acqua ferrosa e stagnante che si era costretto a bere – e fu pronto a porsi al cospetto degli Spiriti.
Se fossero stati magnanimi, la prigionia sua e dei suoi compagni avrebbe potuto essere persino meno lunga del previsto.
Li sentiva ansiosi di mostrargli nuove vie, nuove reti di pensieri. Nuove vite che avrebbero servito la loro causa, che lo volessero o no.
Quando le due guardie entrarono nella sua cella, per prepararlo ad un nuovo interrogatorio, trovarono il suo corpo privo di conoscenza. La sua mente, invece, conosceva nuovi piani e nuove vittorie, traguardi che avrebbero portato soddisfazioni personali anche a lui.
Controllo sulle altrui vite, piccoli barlumi di luce da catturare, come lucciole in un pugno.

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Stato d'animo: amused
In sottofondo: " My name is Lincoln " - Elisabeth the Golden Age soundtrack
 
 
18 October 2009 @ 09:15 pm
Capitolo 5

Verità


Lo sguardo di Tladis correva dall’espressione corrucciata del padre all’imperscrutabile calma della donna, forse l’unico legame con la madre che si fosse presentato a lei e a Hiarn dopo tanto tempo.
Runeel non aveva mai voluto che si parlasse della moglie, una figura avvolta ormai in un mistero indecifrabile.
Le parole sfuggite alla loro ospite l’avevano confusa. Voleva saperne di più.
Certo quella parente mai conosciuta dimostrava di voler tenere testa alla freddezza con cui suo padre era capace di gelare il clima attorno a lui in pochi istanti.
Osservò il loro scambio di occhiate quasi feroci, tese a rendere quel silenzio incredibilmente rumoroso.
Alla fine – come lei si aspettava - fu l’impazienza di Hiarn a spezzare quella quiete fittizia e pericolosa: “Cosa volete da noi?” sfidò truce la donna, guadagnandosi un ammonimento non solo da Runeel, ma anche da Girahan, che si raschiò la voce.
“Non sono venuta qui per spezzare la vostra tranquillità a cuor leggero, Hiarn. Vostro padre ha sempre saputo che questo momento sarebbe arrivato. Tu e tua sorella siete già troppo grandi, forse questo complicherà il vostro cammino.”
“Di che razza di cammino parla?” Hiarn si rivolse al padre, includendo Tladis nelle sue occhiate perplesse.
“Kerielle…” iniziò a dire Runeel. “Lascia spiegare a me.”
La donna si appoggiò allo schienale della sedia, le braccia alzate in un ironico cenno di resa.
Runeel Dalamor non dovette richiamare i figli e Griahan per avere la loro completa attenzione. “La nostra famiglia non ha sempre servito il trono di Astermil come vi è stato insegnato. Tu, Hiarn, frequenterai l’Accademia di Farlfas per diventare una Guardia reale…ma la Guardia non è l’unico corpo militare esistente nel regno.”
Tladis vide il fratello impallidire, le parve di scorgere anche la sua mente intenta in un lavorio frenetico. Hiarn temeva che il suo sogno di una vita stesse per scontrarsi con i programmi odiosi e inevitabili che papà aveva sempre fatto.
“Se stai per dire che dovrò rinunciare…”
Griahan gli pose una mano sulla spalla e Hiarn si rassegnò ad ascoltare… o almeno volle darne l’impressione.
“Le notizie che ci ha portato Griahan dal confine, dove sono stati catturati gli stregoni che verranno scortati domani al Carcere delle Acque…non sono così improvvise.”
Tladis rabbrividì nel rendersi conto di essere osservata dall’ospite. Non fuggì il suo sguardo, ma si irrigidì, attendendo…sperando che il discorso del padre non prendesse la piega che lei temeva.
“La Guardia è troppo sicura del proprio potere…” continuò Runeel. “Ricordi quello che mi hai detto stasera, Griahan?”
Il giovane riahn annuì cupo.
“Alcuni scritti che anche la madre di Tladis e Hiarn studiò…riportavano dei segni che gli eventi di questi giorni hanno concretizzato.”
“Nuove catene vincolano le frange del maligno…” sembrò recitare a mezza voce la donna che Runeel aveva chiamato Kerielle, senza staccare i suoi occhi da quelli di Tladis. “…legami più antichi catturano la quiete della stirpe delle rocce. La purezza macchiata...”
Griahan si alzò di scatto. “Astermil vuole riformare l’Ordine degli Eterni?”

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Stato d'animo: amused
In sottofondo: " Friday I'm in love " - Cure
 
 
17 October 2009 @ 09:06 pm
I personaggi principali:

Tladis Dalamor - 15 anni, figlia di Runeel Dalamor e Aiseen d'ha Drent. Lei e Hiarn, il fratello gemello, non ricordano nulla della madre, che se ne andò - a detta del padre - quando avevano appena tre anni. A differenza di Hiarn, che sogna da anni di entrare nell'Accademia militare della capitale Farlfas, Tladis è ben lontana dall'aver chiaro cosa farà da grande. Sa soltanto che le sensazioni che la raggiungono nel sogno non sono comuni. All'inizio della nostra storia, lavora insieme al fratello presso un artigiano, nel villaggio montano di Gerundes, sede di una dimora secondaria della famiglia reale e distante tre giorni dalla capitale del Regno.


Hiarn Dalamor - 15 anni, figlio di Runeel Dalamor.
Con enorme fatica, ha strappato al padre l'autorizzazione a tentare le prove per entrare all'Accademia militare di Farlfas, dove vuole servire la sicurezza della famiglia reale. Ha capito con il tempo che anche Runeel Dalamor faceva parte di quell'ambiente, sebbene il padre non abbia mai voluto parlargliene, così come ha sempre rifiutato di parlare approfonditamente a Hiarn e a Tladis della loro madre. Aspettando il momento in cui protrà finalmente presentarsi alla Guardia di Farlfas per sostenere le Prove, Hiarn lavora insieme alla sorella presso la bottega del vasaio.


Runeel Dalamor - La sua partenza dalla capitale, pochi mesi dopo la scomparsa della moglie Aiseen, lasciò tutta la corte sconcertata. Runeel Dalamor non volle dare spiegazioni nemmeno al fratello Raest, quando arrivò nel villaggio di Gerundes e iniziò ad amministrare insieme a lui - come contadino/allevatore - i pascoli e le vigne su un versante della catena montuosa di proprietà della corona, cominciando ad occuparsi dei gemelli che Aiseen gli aveva lasciato.
Il fratello tentò invano per lunghi anni di spingerlo ad aprirsi, a spiegare perché avesse abbandonato così drasticamente la sua vita precedente. Ma c'erano orrori e verità del suo passato che Runeel non poteva o non voleva rivelare nemmeno a lui. La malattia ha portato alla morte Raest stesso, isolando ulteriormente Runeel in un dolore dal quale trova la forza di uscire soltanto per il bene dei gemelli e della nipote Greys, che Raest gli ha implorato di crescere come figlia sua.

Greys Dalamor: - 6 anni - Figlia di Raest Dalamor e Gracelyn Lamarre. Molto legata allo zio e ai cugini, a casa dei quali viene spesso invitata. La madre Gracelyn è una erborista e guaritrice che viaggia spesso tra i villaggi della regione, per assistere la popolazione. Greys ha un carattere scherzoso, curioso ma - quando serve - terribilmente pratico e autosufficiente, rapportato all'età.

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Stato d'animo: working
In sottofondo: " The Scientist " - Coldplay
 
 
11 October 2009 @ 07:43 pm
Capitolo 4

La straniera


La donna sulla soglia aveva capelli mori e lisci, un volto spigoloso e leggermente arrossato per il freddo. I suoi occhi erano gemme marine dal taglio allungato. Vestiva un lungo mantello grigio sopra ad un abito prettamente maschile, quasi da guerriero. I pantaloni grigi scomparivano in stivali di pelle marrone incredibilmente vissuti. La casacca recava soltanto un semplice stemma a forma di scudo, una stella a nove punte incisa nel cuoio.
Quando trovò il coraggio di guardarla in volto, Tladis scoprì che la donna scrutava attenta le reazioni di Hiarn, almeno quanto quelle del loro padre, suo parente acquisito.
"Felice di rivederti, parente" salutò il padrone di casa, quando questi la guardò teso.
"Non posso dire lo stesso."
"Cosa succede, papà? Chi è questa donna?"
Guardando il fisico del ragazzo, giudicò non dovesse avete più di sedici anni, forse anche meno. Quanto sapesse dell'accordo che suo padre aveva stipulato con lei anni fa, Kerielle non poteva dirlo.
La tensione era calata nella serata quieta come una mannaia. Kerielle pensò che non sarebbe stato affatto semplice fare il suo dovere, questa volta. Se ne convinse ancor di più quando vide uscire sulla soglia altri due ragazzi, uno dei quali era proprio la giovane che le interessava ed era venuta a prendere.
"Papà..." Quella che doveva essere l'altra figlia di Runeel si fermò, cercando una spiegazione nello sguardo del padre. "Chi è?"
"E' una cugina di vostra madre, Tladis" rispose l'uomo, voltandosi poi verso l'ospite non gradito: "Vorrei il tempo di parlarne con loro più a fondo e senza fretta."
"Non sono io a non volerlo concedere, Runeel, lo sai. E' la situazione che vive il Regno. Vista la presenza di un futuro sapiente proprio a casa tua, in questa serata...posso supporre tu sappia le novità."
"Entra, allora...parente."

La donna ringraziò con un cenno, fingendo di non aver colto la fredda ironia dell'invito. Sorrise lievemente ai ragazzi che si facevano da parte per lasciarla entrare, Vide con la coda dell'occhio una mano del figlio di Runeel allungarsi a stringere le dita della sorella.
Quanto sono legati? - si chiese - Potrebbe costituire un problema?
Era possibile che potesse diventarlo, per la ragazza, almeno all'inizio dell'addestramento.
"Zio, cosa ci fa una...?" Solo ora il giovane riahn si avvicinò a Runeel Dalamor.
Kierelle percepì naturalmente anche il resto della domanda che il biondo non pose a voce alta. "Non ho intenzioni bellicose verso questa famiglia. Sono miei parenti."
Il tono di voce restò quieto, ma gli occhi verdi parvero capaci di trapassare il giovane studioso.
"Insomma, si può sapere cosa sta succedendo?" esplose Hiarn.
Tladis non era meno contrariata. Esigevano entrambi una risposta dal padre.
"Avresti dovuto parlarne almeno con la ragazza, Runeel" osservò Kerielle. Sembrava sinceramente dispiaciuta per quello che stava per fare.
 
 
Stato d'animo: bouncy
In sottofondo: " I racconti di Terramare " - on dvd
 
 
10 October 2009 @ 05:20 pm
Capitolo 3

L'onore di servire


"Re Astermil non dimenticherà il servizio che hai reso alla sua famiglia e al Regno" stava dicendo suo padre Runeel, quando Tladis rientrò nella casa, in mano il secchio che traboccava di acqua piuttosto fredda.
"Intanto ha ricevuto i complimenti dal Capitano delle Guardie" intervenne, passando dietro Griahan e consegnando il secchio al fratello, per il suo turno di fare il bagno.
"Grazie" disse lui.
Quando sentirai quanto è fredda, non avrai più tanta voglia di ringraziarmi, pensò Tladis.
"Vieni a sedere" disse Runeel Dalamor. "Mastro Juliod ha accettato il vostro invito?"
“Non credo che verrà…" Greys sogghignò, accarezzando il cucciolo che si era infilato sotto il tavolo.
"E’ quello che sperano i miei due figli, forse…visto che temono quello che potrebbe riferirmi sulla loro giornata lavorativa…dico bene?"
"Papà, dovevamo vedere. Se non lo avessimo fatto, poi, non avremmo potuto incontrarci con Griahan."
"Sì, sì, piccolo demonio. La tua lingua è sempre più pronta."
Tladis si lasciò strofinare affettuosamente la testa di capelli ricci, mentre Greys riemergeva dai suoi giochi con il cagnolino e si sedeva.
"Allora, visto che avete fatto il vostro dovere di curiosi, ditemi tutto" chiese Runeel un po’ a tutti loro.
L’espressione di Griahan gli suggerì che non avrebbe parlato dei particolari più cruenti della cattura. Avrebbe lasciato la parola a Tladis e Hiarn, che prendeva posto in quel momento.
Non gli piaceva ricordare quegli sguardi, anche se era riuscito a tenere testa agli stregoni dubitava che fosse tutto finito come – si aspettava – ci sarebbe stato l’interesse a far credere a tutta la popolazione.
Quello che chiedeva lui era di poter tornare al più presto a Fianmar, di poter proseguire l’addestramento e diventare davvero meritevole del rispetto dei Dalamor.

La tavola era stata sparecchiata e il padre di famiglia aprì la scatola delle pipe, preparandosi un po’ di tabacco. "Resterai al villaggio, qualche giorno? C’è sempre posto per te, lo sai" disse sedendosi sulla sua poltrona preferita.
"Vorrei, ma non posso. Devo ripartire anche io con il convoglio. Il trasferimento dei prigionieri deve avvenire il prima possibile. La cosa positiva sarà poter rivedere Fralfas…Dicono che il Principe ereditario stia facendo un ottimo lavoro."
"Sì, è piaciuta molto a tutti noi, quando siamo andati per il mercato del Solstizio" rispose Runeel Dalamor. "Non sei sereno come vuoi farci credere, ragazzo" disse dopo aver osservato Griahan per qualche istante, in silenzio. "Cosa succede?"
Il biondo stava guardando Greys salire la scala per il soppalco - convincerla ad andare a letto non era stato semplice. Rimase esitante qualche minuto, prima di rispondere.
"Stavo pensando alla Guardia. Il Capitano è un uomo molto valido, ma tutti gli altri…vivere in mezzo a loro in questi giorni mi ha fatto capire quanto si sentano sicuri e forti…Ma non c’è da stare tranquilli, anche se la conquista è stata impedita con tempismo, la scorsa stagione."
"Credi si sentano troppo al sicuro per svolgere il loro lavoro con efficienza?"
"Non fraintendermi, non voglio certo insegnare a uomini adulti. Non c’era motivo però di comportarsi come li ho visti fare, quando li ho aiutati a catturare i maghi di Croadhnion."
"E il Capitano? Come si è comportato con i prigionieri?"
"Ha dovuto essere fermo durante la cattura. Hanno dato molti problemi, prima di cedere…Ma persino a lui l’atteggiamento di alcune guardie ha dato molto fastidio. Credo li punirà, spero lo faccia. Il clima in cui abbiamo viaggiato gli ultimi due giorni è stato pessimo. Il genere di situazione che quegli stregoni son abili a volgere a loro favore. Non possiamo permetterlo."
"Papà...esci un attimo."
Sia Runeel che il suo ospite si alzarono di scatto, nel sentire il timbro di voce di Hiarn che proveniva dal cortile.
Quando uscirono, una donna stava parlando con il moro. " Dice di essere una tua parente di Toraldor, oltre il ponte delle Acque. " L'espressione di Hiarn era confusa e sospettosa.
 
 
Stato d'animo: amused
In sottofondo: " Another brick in Adrian's Wall " - King Arthur's soundtrack
 
 
28 September 2009 @ 08:53 pm
Capitolo 2

Amico di famiglia


Le guardie si erano abituate a veder gravitare attorno i carri discrete code di ragazzini del villaggio. Scesero dai loro cavalli leggermente spazientiti, ma soprattutto preoccupati che questi non si avvicinassero troppo ai tre stregoni rinchiusi nella gabbia, questo sì.
Le condizioni del riahn che avevano portato con loro in quella missione la dicevano lunga sull’energia da lui investita per aiutarli ad aver ragione dei tre prigionieri, quando essi avevano tentato di sfuggire alla cattura.
Pur con il rispetto che aveva sempre portato verso i rianu – anche giovani come lo era Griahan Den'Amel – il responsabile della missione, il Capitano Iamras, non era certo che i poteri dei negromanti fossero stati completamente sedati. Ragion per cui aveva messo in guardia tutti i membri della spedizione quando – giunti sul ponte – aveva dovuto assentarsi per parlare con il Saggio Liamad.
“Tu sei nato in questo villaggio, vero?” chiese il Capitano al giovane Griahan, tornando in quel momento dalla locanda principale.
Il ragazzo annuì, rilassando i muscoli per la prima volta dopo molte ore di viaggio, trascorse a mantenere il necessario distacco da quanto lo circondava, per conservare le ultime energie rimaste, e per non lasciare che il proprio sguardo e i propri pensieri tornassero ai tre prigionieri che lui stesso aveva sedato.
“Griahan!”
Il biondo alzò gli occhi verso la gente, verso il punto da cui aveva udito pronunciare il proprio nome con la giusta inflessione dopo tanto tempo; nella lingua di casa.
Casa.
Per lui, che non aveva più i genitori, casa era la famiglia Dalamor, tanto che chiamava Runeel Dalamor zio.
Griahan sorrise al ragazzo moro che si stava facendo spazio tra altri del posto, insieme alla sorella. “Avrei dovuto sapere che ci sareste stati anche voi!” ritrovò il sorriso, salutando seppur stancamente i due gemelli e la piccola che Tladis teneva per mano.
“Dovrai andare dal governatore e dal Saggio, a cena? Vieni a casa con noi!”
Hiarn strinse la sua mano, gettando qualche occhiata un po’ tesa agli occupanti della gabbia.
“Tladis, non guardare!” si trovò a dire praticamente in contemporanea a Griahan.

La sorella distolse a fatica lo sguardo dalle catene che una mano lunga e scarna stava tirando a sè.
“Sono…davvero loro?” si lasciò sfuggire, senza accorgersi che uno dei tre prigionieri aveva alzato lo sguardo su di lei.
"Sono loro sì, ragazza" disse il Capitano. “Ascolta tuo fratello, quando ti dice di stare alla larga. Su, andate a casa e fate riposare il nostro riahn. Si è guadagnato la stima di tutti noi, merita un tetto e il miglior pasto, oltre ai nostri ringraziamenti.”
“Sono io a ringraziare tutti voi, Capitano. Domattina sarò pronto per ripartire verso la capitale.”
“Molto bene, allora. Vai pure. Arrivederci, ragazzi. Portate i miei saluti a vostro padre…” Il capo della guardia sorrise, rivolgendosi al gemello. “So che è molto fiero di voi. Forse l’Accademia della capitale potrà ospitare entrambi, a fine stagione" allargò il complimento alla ragazza.
“Sarebbe un onore per me studiare sotto di voi, Signore” rispose Hiarn, guardando preoccupato Tladis, che raramente era stata così silenziosa come quel giorno. “Arrivederci.”

La massa di curiosi si stava disperdendo, finalmente convinta dalla presenza del Capitano. Hiarn tenne stretta la mano di Tladis finché non si furono allontanati oltre l’angolo della casa del cestaio. Mastro Juliod li fulminò con lo sguardo finché non vide con loro il riahn.
“Andate a casa, voi! E che domani non ci sia un solo attimo di ritardo, o vi farò pagare tutto insieme! Chiaro?!”
“Sì, signore. Venite anche voi a cena a casa nostra!” Dal tono allegro, Tladis parve essersi ripresa e questo tranquillizzò non poco Hiarn, che strizzò l’occhio all’amico di famiglia.
Aveva visto non solo le Guardie, che avevano riportato loro Griahan, ma aveva ricevuto complimenti dal Capitano in persona! Sul finire, quella giornata si era decisamente fatta interessante.
 
 
Stato d'animo: bouncy
In sottofondo: la folla attorno al carro e ai cavalli delle guardie
 
 
27 September 2009 @ 08:46 pm
CAPITOLO 1

I prigionieri


Lo squadrone di soldati avrebbe attraversato il ponte tra pochi minuti, i bambini del villaggio lo sapevano. Avevano visto il convoglio da lontano, dalla grotta che avevano eletto a loro covo.
Gli adulti che erano corsi ad avvertire avevano fatto di tutto per distogliere la loro attenzione dall’accaduto, ma si erano presto dovuti arrendere.
Nulla avrebbe potuto impedire ai figli dei Dalamor di essere presenti, quando le Guardie del sovrano sarebbero passate per il loro villaggio. Era fuori discussione.
Quella missione di scorta segnava un giorno importante per tutto il regno di Merridion, perché i prigionieri catturati non erano nemici qualunque, erano i tre negromanti che avevano quasi ucciso Re Astermil.
Chi li comandava si diceva fosse stato sconfitto, ma Tladis non era d’accordo. L'espressione con la quale suo fratello Hiarn osservava il convoglio le suggeriva che fosse anche lui dello stesso avviso.
Ultimogenita di una famiglia che aveva sempre servito i reali di Merridion, Tladis teneva la manina della piccola cuginetta, Greys, mentre insieme al gemello Hiarn tentava di convincere il cestaio a lasciarli staccare prima dal turno di lavoro pomeridiano.
Dovevano vedere il convoglio, se fosse stato necessario sarebbero scappati per riuscirci. Certo, questo avrebbe significato meritarsi una sonora punizione, ma ne valeva la pena.
Hiarn era già sicuro di quello che avrebbe fatto da grande, ma lei non poteva dire lo stesso. Si sentiva strana già dal risveglio di quel mattino e ora sapeva perché, ora quella sensazione si andava acutizzando ad ogni lega percorsa dalla carovana.
“Arrivano i soldati! Arrivano!” gridò Greys, voltandosi verso il ponte, la bambola di pezza trattenuta al petto con il braccio libero.
Tladis si volse a guardare, ma non vide con gli occhi – accecati dai raggi obliqui del sole quasi giunto al tramonto – i cavalli delle Guardie. Il carro che essi precedevano le apparve come una macchia di oscurità che volesse ingoiare il sole.
Le figure che giacevano distanti l’una dall’altra, incatenate a tre diversi angoli del carro, le apparvero come masse indistinte di colori malsani. Un alito di gelo si insinuò nella sua rete di pensieri.
Non sentì subito cosa stava dicendo il gemello, ma si sentì strattonare la manica.
“Tladis, andiamo! Mastro Juliod è entrato, ora o mai più!”
Tladis annuì, ma più che camminare verso il mucchio di curiosi che ormai stavano circondando il convoglio, ci si lasciò trascinare da Hiarn.
“Allontanatevi! Avete sentito?!” tentava inutilmente di farsi udire una delle guardie. “Sono prigionieri molto pericolosi, lo avrete saputo. Non vi avvicinate al carro!”
 
 
Stato d'animo: calm
In sottofondo: Il vociare nella piccola piazza
 
 
27 September 2009 @ 06:18 pm
 
 
Stato d'animo: cheerful
In sottofondo: Ennio Morricone Soundtracks