|
Accademia · della · Luna · Argentata
 |
|
Lucien non aveva avuto neanche il tempo di raggiungere il dormitorio, che gia' qualcuno lo stava aspettando in mezzo alla strada. Cinque ragazzini si erano messi ad ostruirgli il passaggio, fra cui uno spiccava particolarmente: Era tutto rosso. I capelli color rubino, spettinatissimi, disciplinati soltanto da qualche treccia e una fascia anch'essa rossa. La pelle scura, rossiccia, tatuata con degli amplificatori di magia (che rendono le magie piu' potenti, ma rendono il possessore molto vulnerabile ad esse), una veste molto comoda e poco sfarzosa, anch'essa rossa, e una serie di amuleti di legno e pietre di colori caldi dappertutto. Proprio lui tento' l'approccio con Lucien. - Ehi, Mago. O dovrei dire, Maestro? Non so proprio come chiamarti, sei una via di mezzo. - Buongiorno anche a lei... - Lucien lo scruto', sembrava molto giovane e molto curato, nonostante l'aria selvaggia. - Philippe. Fil andra' benissimo. - Buongiorno anche a lei, Philippe. - Ehi, sarai l'aiutante della Maestra Lucilla. Ho visto il tuo spettacolino, sai? Bhe, volevo solo dirti che saro' un tuo alunno... - Siete della classe delle farfalle? Non si direbbe, dimostrate molti meno anni di quanti ne avete... - E' per via di un incantesimo, che purtroppo non funziona completamente. Mi regala qualche anno fisico in meno. E dai, dammi del tu. - Sarebbe maleducato. - Lucien alzo' un sopracciglio, divertito. - ... Senti, io sono un nuovo studente qui. Non mi piaci affatto a dire il vero, anzi, mi irriti. Ma tu, per me, sei qualcosa che mi costringe in qualche modo ad avere a che fare con te. - Sarebbe a dire? - Un rivale, alla pari. - Dopo un secondo di silenzio, Lucien incrocio' le braccia, senza perdere il suo sorrisetto divertito. - ... Sciocchezze. - Ho visto, ho visto, hai evocato un drago blu, bravissimo, credo. Non credere che io sappia fare di meno, non sei DAVVERO il piu' bravo della tua fascia d'eta', sai? - Allora evidentemente gli altri non hanno saputo dimostrare il loro valore. Qual'e' il vero motivo per cui mi state impedendo di andare a farmi un bagno caldo, Philippe? - Ti volevo invitare a vedere il mio, di spettacolino. Per carita', come tutti, dovrai venirci lo stesso, ma ti invito ad osservare bene cosa sono in grado di fare. - Non ho tempo per queste stupidaggini. Che saprai mai fare, evocare un branco di farfalle assassine e prevedere il tempo di cottura di erbe sconosciute? - Philippe si fece serio, e la sua voce, per la prima volta, si fece lugubre e bassa. - Io ho studiato la necromanzia. Lucien rimase sbalordito. Necromanzia. Assieme ad alcune, troppo invasive pratiche della distruzione, era un'arte a cui pochi avevano il privilegio di accedere, e di quei pochi si aveva la certezza di un comportamento retto e pacifico, nonche' veniva applicato loro un amuleto di restrizione, che ne avrebbe distrutto i poteri magici in qualunque momento avessero deciso di abusarne. - Ti sei fatto silenzioso ora, sbruffone? - La voce di Philippe era tornata normale. - Voi non avete il carattere giusto per questa arte. Perderete i poteri prima ancora di potervene accorgere. - Non mi sottovalutare soltanto perche' non parlo e non mi comporto come se mi avessero creato rigido come uno stoccafisso, Mago dei miei stivali. Ho deciso che tu sarai il mio rivale, e il mio metro di giudizio. Percio', assicurati di venire a vedere le mie abilita', in prima fila. - Pfft... Volete forse rianimare qualche scheletro di volatile? - Hai anche il dono dell'ironia, bene bene. Chiuderai presto quella boccaccia, te lo assicuro. Non abbiamo bisogno di prostrarci ad un presunto studente modello, sappi. La tua presenza qui creera' solo subbuglio e fastidio. Ti conviene quantomeno cercare di non essere sempre cosi' antipatico. - Il fatto che io sia qui, e che debba restarci, non dipende dalla mia volonta'. Se volete provare a trovare qualche motivo per farmi espellere, Philippe... Vi prego di farlo liberamente. Difendero' il mio onore, ma non la mia posizione. Sarete sicuramente liberi in poco tempo, visto che non attiro, come voi dite, molte simpatie. - Detto questo, Lucien tento' di andarsene, ma venne bloccato dai ragazzi. - Non dire sciocchezze. Tu sei il mio rivale. E anche se sei scocciante, dovrai rimanere. - Come preferite Philippe. Gradirei tuttavia spostare questa conversazione dopo il mio tanto agognato bagno, sempre che sia ancora necessario conversare. - Bene. Ragazzi, fatelo passare. Non mancare alla mia cerimonia, ti voglio in prima fila. - Ho capito, ora la smetta di ripeterlo. I ragazzini smisero di bloccare Lucien, il quale si incammino' a passi tranquilli verso la sua abitazione. Necromanzia, quel ragazzino. Ancora non ci credeva del tutto, ma il bagno caldo lo attendeva, e al momento, quella era la cosa piu' importante. |
 |
|
Lucilla era molto perplessa, nonostante il meraviglioso spettacolo nella hall: perche' affidare un giovane aiutante, per giunta ad una professoressa di divinazione, a cui un aiutante serve a ben poco? Forse i suoi modi di fare eccentrici e stravaganti avevano in qualche modo influenzato negativamente la sua carriera, e avevano mandato il giovane a sorvegliarla... No, Impossibile. Presa da mille pensieri, la Maestra si accingeva a rifare la sua complessa pettinatura, che avrebbe dovuto tenere a bada i suoi selvaggi capelli verdi, quando qualcuno apri' la porta silenziosamente, per poi posizionarsi altrettanto silenziosamente dietro di lei. Un guanto, che tentava di rimetterle a posto una ciocca, le fu visibile allo specchio. - Vi avevo sentito, Preside. Non e' pericoloso per lei andare in giro in pieno giorno per cosi' tanto tempo? La figura si sedette su uno sgabellino, tacendo. - Ad ogni modo vi ringrazio per essere arrivato cosi' tempestivamente. Il fatto e' che ho dei dubbi sul ragazzo. Vede, io non capisco perche' l'avete affidato proprio a me, in fin dei conti non mi serve. La figura incrocio' le mani, tacendo. - E poi una cosa del genere non si e' mai vista in 40 anni che sono qui. Perche' tutte queste disposizioni speciali per il ragazzo? La figura sciolse le mani e fece spallucce. Si alzo' dallo sgabellino, e porse alla professoressa una lunga pergamena. La professoressa lesse con sommo stupore, senza dire una parola di piu'. - ... Penso che potremmo tenerlo, tutto sommato, ma questo mettera' nei guai la reputazione della nostra accademia, se si sapesse che avete accettato queste condizioni. Certo, la posta in gioco e' piu' alta di quanto ci si immagini... Penso che gli faro' fare qualche evocazione che gli studenti dovranno cercare di indovinare. O gli faro' distribuire pergamene e strumenti, durante le dimostrazioni. Il preside annui' da sotto il cappuccio, riprendendosi la pergamena. Cammino' quindi a passi lenti verso la sfera di Lucilla, e si sedette nello sgabello subito accanto ad essa. -... Vuole sapere se le cose andranno bene? La figura annui'. Lucilla si sedette davanti alla palla, e vi scruto' dentro. Sorrise - Almeno per queste due settimane, pare di si. Il preside sorrise assieme a lei. |
 |
|
Accademia della luna argentata... Non c'era apprendista mago, qualunque fosse la scuola di magia scelta, che non volesse entrarvi. Si narra che una volta conferiti tutti i titoli dell'accademia, le proprie capacita' magiche sfiorino l'onnipotenza, e per tutti studiare magia la' dentro fosse il piu' grande onore mai ricevuto. Per tutti tranne per Lucien. Lui, li', ci aveva gia' studiato, sin da giovanissimo, sino al massimo delle competenze che un ragazzo della sua eta' potesse raggiungere. Era lo studente in assoluto piu' potente, preciso, perfetto, specializzato in evocazione ed alchimia. Non si schiodava mai da un libro, e la sua sete di sapienza era enorme. Terminati gli studi, almeno fino al raggiungimento dei 30 anni umani, Lucien avrebbe dovuto farsi gli affari suoi, o portare a termine le proprie ricerche in solitudine, ma i suoi genitori, appartenenti ad una nota casta nobiliare, non ne volevano sapere. Pur di lasciare Lucien in una scuola prestigiosa, hanno contrattato con il reggente per ottenere un profilo per il figlio, troppo bravo per rincominciare gli studi da capo, e troppo giovane per sperimentare arti piu' complesse. Lucien sarebbe stato l'apprendista del professore di divinazione. Buffo, dal momento che di divinazione non ne sapeva assolutamente nulla, ma la cosa gli avrebbe dato un grande privilegio. All'entrata in accademia, si dovevano scegliere due arti di specializzazione. In realta', a parte due o tre magie di distruzione e di telecinesi, non venivano insegnate altre cose agli studenti, allo scopo di farli concentrare meglio sulle capacita' scelte. Questo valeva almeno sino al raggiungimento dei 30 anni umani, quando si poteva cominciare a studiare una terza arte di specializzazione, e ad ambire al titolo di Maestro. Lucien aveva l'opportunita' di studiare la terza arte, sebbene avesse soltanto 19 anni, e sebbene ufficialmente non gli sarebbe stata riconosciuta... Si potrebbe chiamarlo un "portarsi avanti". Non era tuttavia molto contento, forse perche' non era mai riuscito a socializzare con i compagni, forse perche' riteneva le regole dell'accademia limitanti, o piu' probabilmente perche' era difficile vederlo realmente contento di qualche cosa. L'idea di fare da lacche' all'insegnante piu' svitato dell'accademia di sicuro non avrebbe donato al suo fascino composto, ed inoltre sospettava che i suoi genitori l'avessero rimandato in accademia piu' che altro per cercare una giovane e ricca sposa capace. Qualcosa da esibire ed utilizzare nelle feste in alta societa', insomma. Rapito da vari pensieri, Lucien raggiunse la hall principale, ove ogni volta che una o piu' nuove figure dell'accademia facevano il suo ingresso, si svolgeva una grande cerimonia. -Buongiorno, Mago Latreme. - disse una voce stizzita, ma riverente. Apparteneva a una guardia elfica, contenuta in un'armatura di metallo intarsiata con motivi di incredibile bellezza. -Buongiorno, Guardia. - Rispose Lucien senza neanche voltare lo sguardo. -Non cambiate proprio mai, non e' vero? E noi che pensavamo di esserci definitivamente liberati di Voi. Fortunatamente, pare che farete da balia alla nuova classe C, le "farfalle del destino", cosi' non correremo il rischio che ci ronzerete attorno piu' di tanto- "Classe C..." penso' Lucien. Erano tutte persone dai 15 ai 25 anni umani. Non l'avrebbero accettato come superiore molto facilmente. -... Grazie per il caloroso benvenuto, Peter Teranius. Gradirei che ora mi apriste il portone... - Rispose quindi, gelido. La guardia non pote' che obbedire. -Entra, feccia. E ringrazia il paparino se hai ancora l'immenso ONORE di rivolgermi la parola, invece di guardarmi sempre cosi', dall'alto al basso. - Vi guardo dall'alto al basso, Teranius, solo in virtu' del fatto che voi siete piu' basso di me. Ed ora, con permesso, non vorrei fare tardi... Lucien spari' dentro al pesante portone prima che Peter potesse rispondergli a tono. Da dietro, la sua figura risultava esile come un ramoscello, e gli ingombranti vestiti di velluto blu ornato non ne appesantivano minimamente la figura. Il lungo, pesante mantello seguiva i suoi muovimenti come se fosse stato creato per stargli addosso. Dal cappuccio lasciato cadere sulla schiena, sgorgavano capelli neri e lucidissimi, che, perfettamente lisci, si lasciavano guidare anche dal piu' lieve soffio di vento. Non era bellissimo, ma a parte il suo tono assolutamente insopportabile, aveva qualcosa che lo distingueva da chiunque altro... come una sorta di aura gentile, raffinata, con la quale il suo cinismo faceva visibilmente a cazzotti. La hall conteneva il solito enorme numero di persone. La sua dimensione, le sfarzose decorazioni, i raffinati mobili ed i fantasiosi sistemi di illuminazione la rendevano, come sempre, assolutamente spettacolare. Lucien non smetteva mai di stupirsi quando entrava in quell'edificio, sebbene fosse decisamente abituato ad uno sfarzo anche eccessivo. Cercando di non ascoltare le voci che mormoravano al suo passaggio, si diresse a passo svelto verso l'altare, sul quale la figura sorridente del Rettore, accompagnato dalla figura come sempre taciturna del Preside, lo stavano aspettando. Il Rettore non era un mago, non era neanche un apprendista, era soltanto un uomo dalle grandi doti amministrative, al quale venivano delegate dal Preside diverse mansioni. Il preside, invece, era un Arcimago potentissimo che non parlava mai, e che non si toglieva mai il cappuccio sotto il quale si nascondeva. Lo identificava sempre una sorta di emblema con un grosso rubino, che fissava il mantello con cappuccio al resto dei suoi vestiti, e le lunghissime trecce argentate che lasciava cadere fuori dalla sua efficace copertura, fissate con elegantissimi nastri decorati. Appena giunto sull'altare Lucien, tutti si sedettero e tacquero immediatamente. La cerimonia aveva inizio. Il rettore si alzo' per pronunciare un breve discorso. Normalmente, dopo di questo, quando si entra a qualsiasi titolo nell'accademia, bisogna dare una sorta di "prova" della propria adeguatezza, formulando una magia anche non molto potente, ma spettacolare, al solo scopo di venire applauditi e terminare la cerimonia. -Forse conoscete gia' Lucien LaTreme, nominato Mago da questa stessa scuola un anno fa, alla giovane eta' di 18 anni. La media dei nostri studenti raggiunge le sue capacita' nel doppio del tempo che lui ci ha messo, percio' non tollerero', nei suoi confronti, alcuna mancanza di rispetto. Da oggi in poi sara' l'assistente della professoressa Lucilla, e sara' vostro diretto superiore. Spero che sara' per voi un modello da imitare. - Fece quindi un cenno a Lucien, che si mise al centro dell'altare. Prima della magia, bisognava scegliere un veicolo. Il veicolo poteva essere un'arma o un oggetto che il nuovo arrivato si sarebbe dovuto portare dietro sino alla fine del suo corrente livello di studi. Davanti a se' Lucien vedeva risplendere vari oggetti dall'incredibile bellezza, tutti tranne il bastone, che aveva gia' utilizzato l'anno precedente, e quindi si portava gia' dietro. Un pugnale d'argento, dall'elsa visibilmente incantata, una spada della stessa manifattura, una sfera di cristallo, un amuleto con un glifo mobile all'interno, un paio di guanti, una bacchetta, una corona. Dopo qualche attimo di indecisione, scelse l'amuleto, se lo mise al collo, e si piazzo' in bella vista. La cosa difficile della scelta del nuovo veicolo, era che nessuno, almeno prima della cerimonia, gli avrebbe insegnato come utilizzarlo al meglio per sprigionare l'energia, percio' Lucien se la sarebbe dovuta cavare da solo. Fece un cerchio con l'indice e il pollice di entrambe le mani, davanti a se, e con la telecinesi vi posiziono' subito dietro l'amuleto, cercando di proiettare la sua energia magica in esso. Nonappena l'energia venne in contatto con l'amuleto, questo prese a girare vorticosamente, creando lo stesso glifo inciso su di esso, enorme, sul pavimento. Lucien inizio' a formulare una magia lunghissima, uno scioglilingua incredibile, restando perfettamente immobile con tutto il resto del corpo, gli occhi serrati, il respiro misurato. Terminato l'incantesimo, apri' gli occhi e usci' dal glifo rapidamente, pur mantenendo uno sguardo piuttosto perso nel nulla. Dal terreno sbuco' fuori un drago di un colore blu metallico, bellissimo, spaventoso. La bestia si guardo' intorno per un po', osservando i minuscoli esserini davanti a lui in preda allo stupore. Rivolse quindi il muso verso Lucien, e gli si appallottolo' attorno con aria affettuosa e felice. Tutti, anche i piu' scettici, esplosero in un'applauso scrosciante. Applaudirono anche quelli che, contemporaneamente, dicevano che si dava troppe arie, ed infondo era solo un drago blu. Un drago blu... l'evocazione piu' difficile per un Mago. Solo un Maestro, un Mago Bianco e un Arcimago avrebbero saputo fare di meglio. - Lucien aiutera' la professoressa a prendersi cura della classe delle farfalle del destino. Ogni obiezione che non si presenti in questo preciso istante verra' rifiutata ad oltranza salvo gravi incidenti di percorso. - Silenzio. Il rettore continuo' - Molto bene. Siete liberi. - |

|
|