Keiko ([info]keiko_hiragi) wrote in [info]fanfic_italia,
@ 2008-09-20 15:40:00
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[RPF: My Chemical Romance] Noi, che non ci guarderemo indietro mai (5/5)
Titolo: Noi, che non ci guarderemo indietro mai
Fandom: My Chemical Romance
Personaggi: Ray Toro, Bob Bryar, Gerard e Mikey Way, Frank Iero, Jamia Nestor
Parte: 5/5
Rating: Arancione
Warning: AU (sci-fi) Steampunk, drama
Conteggio Parole: 20597 (intera storia)
Riassunto: Inghilterra, A.D. 2051. Sono passati duecento anni dalla monarchia della regina Vittoria eppure il Regno Unito – a cui sono annesse le colonie Indiane – è ancora chiuso nell’ostracismo orgoglioso della convinzione di poter essere indipendente dal resto del mondo. Chiuso in un Ottocento Vittoriano a livello morale e sociale, le innovazioni tecnologiche sono arrivate all’Ottava Rivoluzione Industriale, in un processo slegato totalmente da quello del resto del mondo. L’attuale regina – Vittoria Elizabeth III – sta attuando un ennesimo giro di vite che restringa ulteriormente la libertà del suo popolo, avviando il Regno Unito forse verso la dittatura. Mentre il divario tra l’aristocrazia e il proletariato diviene sempre più profondo e gli intellettuali sono succubi del perbenismo della Quarta Epoca Vittoriana, qualcuno cerca di porre fine all’embargo nell’unico modo possibile: la rivoluzione.
Note: Fanfiction scritta per la III Disfida de "I Criticoni", Brainstorming. Il titolo della fanfiction riprende quello dell'omonima canzone dei Negrita.
Disclaimer: I My Chemical Romance (Gerard Way, Mikey Way, Bob Bryar, Frank Iero e Ray Toro nella loro ultima formazione) e Jamia Nestor (storica fidanzata e ora moglie di Frank Iero) ovviamente non mi appartengono. Sono persone realmente esistenti, con cui ho voluto giocare un po', usando eventi storicamente accaduti e la mia fantasia di fan. Ma si tratta di eventi di PURA FANTASIA (ovviamente, visto il contesto in cui si svolgono i fatti), destinati al diletto ed all'intrattenimento di altri fans. Non si persegue alcun intento diffamatorio o finalità lucrativa.
Nessuna violazione dei diritti legalmente tutelati in merito alla musica ed alla personalità degli artisti succitati si ritiene dunque intesa.

Jamia teneva tra le braccia suo figlio, cullandolo con una dolce ninnananna sussurrata all’orecchio.
“Dovresti smetterla di credere a certe favole, Jamia. Ti ho concesso di dargli quello stupidissimo nome, devi anche continuare a riempire la testa di mio figlio con idee del cazzo?”
“E’ solo una canzone Matt.”
In risposta si era stretta al petto il bimbo che le aveva mostrato le gengive rosee cercando di imitare quello che doveva essere un sorriso, cercando di sfiorarle una guancia con la manina paffuta in un gesto che pareva una carezza maldestra.
“E’ una cosa che mi innervosisce, okay? Quindi abbi la decenza di non cantarla quando sono a casa. Devo già sopportare di dover chiamare mio figlio con il nome di quei due… evita almeno di rendere la cosa ancora più insopportabile.”
L’aveva fissato con aria ferita: Pelissier detestava doversi sentire in colpa quando era dal lato della ragione.
“Esco, stasera non rientro quindi non aspettarmi. Tu hai impegni?”
“Oggi pomeriggio dovrebbe passare di qui Elizabeth per aiutarmi con Frank.”
“Sei patetica.”
Aveva richiuso con violenza la porta dietro di sé, lasciando sola la ragazza nel silenzio amaro di una casa troppo grande per due persone totalmente estranee tra loro.
Si era stretta ulteriormente al petto il bambino che aveva risposto all’abbraccio materno con un gorgoglio indecifrabile, il suo modo di consolarla dalle lacrime.
“Non dovrei piangere davanti a te, voi bambini imparate dalle emozioni di noi adulti. Scusami ma vedi, quando vivi con un rimorso tanto grande è difficile svegliarsi la mattina e sorridere sempre, senza stancarsi mai di fingere la felicità. Avrei dovuto scegliere quella strada come gli altri, lo sai piccolo mio?”
Jamia sapeva e li aveva venduti tutti quanti.
Uno a uno, nome dopo nome, cognome dopo cognome, in un perfetto elenco di morti troppo illustri per passare inosservate al cospetto di una regina giovanissima – la cui colpa era stata prendere in mano le redini di un regno che non amava né sentiva proprio -, vincolata e costretta a subire le decisioni della camera dei Lord che tutto aveva da guadagnare nel possedere una regina fantoccio.
Una bambola bellissima come facciata per un mondo che stava marcendo dall’interno, che aveva sgranato gli occhi alle parole di un angelo nero e puntato lo scettro sui propri sostenitori sfidando la classe dirigente di tutta l’Inghilterra.
L’otto settembre 2051 aveva sancito la disfatta della monarchia della regina Vittoria: seppur lievemente, nei fatti, l’atto di assoluta ribellione che aveva coinvolto Londra si era poi propagato nel resto dell’isola ed era stato impensabile credere che tutto potesse restare immutato nel tempo.
Così si era mosso qualcosa ai vertici del paese, con piccole concessioni che si poteva sperare potessero amplificarsi con lo scorrere del tempo: forse all’Expo del 2061 avrebbe partecipato anche il resto del mondo.
“Saprò mai farmi perdonare per quello che ho fatto, Frank?”
Aveva posato un bacio sulla fronte del bambino, trattenendo le lacrime e riprendendo a cantare una nenia intessuta di ricordi con la voce incrinata.

“Qualcuno mi tiene calda e al sicuro
i cavalli trottano in una tempesta argentata
Figure danzano con grazia
Attraverso la mia memoria.
Lontano, tempo fa,
vago splendore d’ambra
Cose che il mio cuore
Sapeva,
Cose che ricordo ancora...
E una canzone,
che qualcuno cantava
una volta in dicembre.”
(6)

“Guarda che così non riusciremo più a rientrare.”
Il vento sferzava loro il viso, entrambi stretti in quei mantelli pesanti a scaldarli nonostante i fiocchi di neve volteggiassero tutt’attorno come danzatrici seducenti.
“Voglio vedere il ruscello ricoperto di neve Frankie.”
Avevano sedici anni all’epoca e il Natale era uno dei rari periodi dell’anno in cui Jamia faceva ritorno a casa dal collegio.
“Come ti trovi in quel carcere?”
“Da schifo, non possiamo fare nulla. Ci controllano persino la corrispondenza prima che venga spedita.”
Lui l’aveva fissata sorpreso da quello sbotto improvviso scoppiando poi nella sua risata contagiosa, il guizzo vivace di quello sguardo mai dello stesso colore che le scivolava addosso con fare protettivo.
Era oro liquido al centro di una tempesta Frank, e lo era sempre.
“Che c’è da ridere ora?”
“Sei buffa. Perché non dici a tuo padre che non vuoi continuare a stare lontana da Londra?”
“Le cose non funzionano come tra voi borghesi. Se dicessi a mio padre una cosa simile penserebbe di certo a qualche tua cattiva influenza su di me. Sai come finirebbe a quel punto no?”
“Digli che voglio sposarti.”
In quell’istante non era riuscita a comprendere se stesse scherzando o meno e avevano girato i cavalli senza vedere il ruscello innevato, ritornando alla tenuta di campagna dei Nestor prima che il sole calasse e tutto precipitasse nel buio costringendoli a qualche riparo di fortuna per la notte.
Se avessero passato quella sera di dicembre insieme, se avesse anche solo chiesto a Frank di non prendersi gioco dei suoi sentimenti, se semplicemente avesse trovato il coraggio di dirgli che avrebbe davvero vissuto con lui e per lui una vita intera, forse tutto sarebbe andato diversamente.Il coraggio però le era sempre mancato e così eccola cadere.
Cadere, vendicarsi e tradire.
Tradire: l’avevano fatto entrambi dopotutto.
Frank aveva scelto Gerard e il Movimento a lei: che altro poteva aspettarsi come tornaconto?
Il ballo di capodanno alla festa dei Way era divenuta però la cicatrice eterna del loro rapporto. Due anni dopo quella cavalcata infatti, Frank le aveva chiesto seriamente di sposarlo e lei aveva rifiutato.
Avevano ballato insieme tutta notte, in un volteggiare di seta azzurra all’interno di una fastosa sala damascata e lei si era sentita bella al fianco di Iero: bella e importante per qualcuno.
L’apparenza di una festa tra giovani rampolli aveva in realtà celato la nascita di un movimento che li aveva totalmente trasformati nel corso dei mesi: solo lei si era distaccata da quell’ideale rimarcando continuamente la propria provenienza altolocata. Forse era lì che aveva sbagliato: lasciare che il sangue prendesse il sopravvento sui sentimenti.
Quella sera Gerard aveva abbracciato Frank come se fosse suo fratello lei invece gli aveva ricordato che un borghese non può sposare un’aristocratica.
La verità era che lei non credeva fosse possibile un amore come il loro né riteneva di avere la forza per contrastare qualsiasi ostacolo si fosse presentato sulla loro strada: non aveva mai creduto realmente in loro due e questa verità faceva male come aghi conficcati nel cuore.
Aveva addossato le colpe del naufragio del loro rapporto a Gerard quando tutto era dipeso unicamente dalle sue scelte, dalla sua eterna indecisione se gettarsi dal dirupo con Frank oppure restare a osservarlo cadere.
E lei l’aveva guardato cadere, schiantarsi e morire.
La melodia dolce che le girava per la testa era la stessa che le canticchiava Frank a mezza voce mentre osservavano l’imbrunire calare su Londra durante le loro passeggiate serali: diceva che gliela cantava sempre sua madre quandro era piccolo ma non gli riusciva mai di ricordarne le parole esatte.
Jamia allora vi aveva ricamato sopra i propri ricordi dandoli in pasto al prodotto dolceamaro di una famiglia menomata, un nucleo di individui in cui mancava l’arto principale: il cuore.
Aveva ragione Matt, era patetica.
Tutto quello che aveva fatto era stato inventare una canzone per il figlio che aveva avuto con un uomo che non avrebbe mai amato per chiedere perdono ogni giorno a un uomo che invece avrebbe amato per sempre.
Ogni volta che cantava quella canzone a Frank sentiva uno strano calore scaldarle il cuore e chiudendo gli occhi – distesa a letto accanto al piccolo – poteva rivedere l’altro Frank.
Si era illusa di poter vivere semplicemente ignorando l’esistenza di Iero, perché in cuor proprio poteva confidare sempre in uno sfiorarsi ancora una volta prima dell’addio finale. Perderlo a quel modo ingiusto invece, aveva comportato la brutale presa di coscienza della propria estromissione dalla sua vita: aveva già deciso di morire a prescindere da ciò che poteva desiderare lei.
Non era altro che un passatempo dunque?
Lei l’aveva venduto ancora prima di rispondere a quella domanda, era giusto ora vivesse di rimpianti per tutta la vita perché era il naturale contrappasso per tentare di espiare il proprio peccato con la consapevolezza di non riuscirvi mai.



“Mi ero addormentata nel sistemare a letto Frank, scusami.”
“Non migliora la situazione, vero?”
Elizabeth si era seduta sulla poltrona del salotto mentre osservava attentamente Jamia giocare nervosamente con i lembi del proprio vestito azzurro.
“Arriverà anche Marissa?”
“Perché vuoi farti così male? Non ne hai abbastanza di questa vita accanto a Matt senza voler sapere cos’è accaduto agli altri?”
“Tu ti ostini a non volermene parlare Beth.”
“Io mi ostino a fare ciò che ho sempre fatto, ovvero giocare la parte della doppiogiochista.”
“Perché non hai mai detto la verità a Mikey?”
“Perché non aveva senso farlo. Alla Loggia avevano creduto che il Movimento sarebbe rimasta una fantasia di ventenni senza una controparte pratica. Nessuno avrebbe mai creduto realmente a una potenziale rivolta degli operai.”
“Ma tu non li hai traditi.”
“Indirettamente si. Sono stata un’ingenua a credere che mio padre non controllasse dove finivano i finanziamenti che gli chiedevo e che giravo al Movimento o che non mi facesse pedinare da qualche suo dipendente fidato. Questo Mikey lo sapeva, ma ha continuato a starmi accanto.”
“Avresti dovuto parlarne con lui.”
“Lo dici perché tu sei rimasta senza chiarire nulla con Frank e ora vivi tormentata dal rimorso. Pensi sarebbe cambiato qualcosa se tu gli avessi detto che lo amavi? Non l’avresti comunque mai sposato. Sei proprio come me Jamia: non siamo in grado di sacrificare quello che abbiamo per amore. Per quanto tu non sia felice, questa vita tutto sommato non è molto diversa da quello che avevi prima: perché rischiare di perderla per un qualcosa di totalmente sconosciuto?”
Jamia si era limitata ad abbassare lo sguardo sulle proprie mani, senza riuscire ad aggiungere altro a ciò che Elizabeth le aveva appena detto.
“Ehi. Cos’è che ti tormenta realmente?”
“Vivo aggrappata ai ricordi Beth.”La mano dell’indiana era calda al contatto con le sue, quando l’amica gliele aveva strette in un gesto di conforto.
“Frank è morto e io non ero lì, l’ho abbandonato prima ancora che scegliesse!”
“Non urlare o sveglierai il bambino.”
Come se quelle fossero antiche parole di potere dimenticate dagli uomini, Frank aveva iniziato a emettere alcuni vagiti dalla stanza accanto, costringendo la madre a staccarsi da quel nodo di dolore che la inchiodava a terra.
“E’ l’unico davanti al quale non piangi mai. Dovresti riflettere su questa cosa.”
Beth si era sollevata a propria volta quando il campanello aveva suonato lasciando che Marissa la fissasse incuriosita quandoe le aveva aperto la porta. Si erano tenute in contatto attraverso lunghe lettere ma mai si erano riviste dopo l’abbandono da parte dell’indiana del Movimento.
“Ne è passato di tempo vero?”
“Ormai sono più di due anni.”
E quando hai vent’anni, un lasso di tempo tanto breve scorre in fretta portando mutamenti violenti e disperati.
“Jamia è con il bambino.”
A quelle parole la donna era comparsa tenendo tra le braccia il piccolo che si dimenava sorridendo alle due estranee, tendendo le braccia verso Marissa.
“Sembra quasi capisca chi è il più puro tra noi.”
La bionda aveva preso dalle braccia di Jamia Frank sorridendogli, per poi posare lo sguardo di nuovo su di lei.
“Devi vivere, non puoi restare chiusa per sempre in questo bozzolo di dolore. E’ come se ti facesse comodo farlo.”
“Tu sei l’unica che è rimasta là dentro…voglio sapere tutto quanto.”
Marissa aveva scosso il capo, i boccoli biondi a incorniciarle il viso.
“Non farò nulla di simile. Se io sono libera, se lo è Gerard, è perché i nostri padri hanno troppi soldi per non poter mettere a tacere un tribunale fantoccio. Avevano già deciso di darci la libertà e il Governo ha solo avuto introiti dai nostri processi.”
“Come sta Gerard?”
Un sorriso amaro le si era dipinto sul viso, mentre Frank cercava di stringere tra le dita grassocce qualche boccolo dorato.
“Non siamo altro che la punta di diamante della Loggia ora, un circolo di letterati con un potere devastante tra le mani. Ci hanno offerto il monitoraggio della questione operaia perchè era l’unico modo per controllarci e salvarci al contempo dalla pena di morte.”
“La rivoluzione c’è stata però. Non siete soddisfatti?”
“Non ha molto senso se poi tutto deve finire così.”
“Voglio che mi parli di Frank.”Marissa aveva portato lo sguardo su Elizabeth per poi spostarlo su Jamia posandole il figlio in grembo.“Dovresti smetterla di pensarci. Hai una vita ora e nessuno è più lo stesso da quel giorno. Siamo cambiati tutti: cresciuti, morti e rinati.”
“Perché non volete dirmi com’è accaduto?”
“Beth si è allontanata dal Movimento con una messa in scena teatrale, passando informazioni a Christabel quando poteva ma tu ci hai venduti. L’hai fatto per pura sete di vendetta perché Frank aveva fatto la scelta che a te non piaceva. Frank aveva il coraggio di prendere in mano la vita e combattere gettandola al vento, tu hai preferito tenertela ben salda vicina al petto. Vedi, sei solo tu la causa del tuo dolore. Io ho scelto, Beth ha scelto: avresti potuto farlo anche tu ma hai preferito sempre seguire la via più facile. Unirti a Pelissier è stato il tuo errore più grande: ha solo fomentato il tuo odio nei confronti di Gerard.”
“Marissa forse stai esagerando.”
“Sto solo dicendo la verità Beth, nulla che tu o lei non sappiate già.”
Jamia piangeva e in quell’istante poco le importava se Frank avrebbe tratto a propria volta dolore attingendo dal suo: per l’ennesima volta sarebbe stata la più grande egoista della storia.
“Perché allora nascondermi com’è finita davvero?”
“Potresti chiederlo a Gerard. Lo trovi nelle bettole del molo che amava frequentare Frank. Lì tutti lo ricordano Lo amavano tutti sai? Per quel suo saper sorridere anche alla miseria della vita. Gerard è diventato il signore dei perdenti, il più grande fallimento della storia dell’Inghilterra e per paradosso il più grande poeta romantico degli ultimi duecento anni. Se cerchi Lord Way troverai solo il fantasma del leader che alberga nei tuoi ricordi.”
“E tu cosa fai?”
“Cerco di guarire le sue ferite giorno dopo giorno. Lo farò per tutta la vita se necessario, senza chiedere nulla in cambio. Ora gli unici membri attivi del vecchio gruppo di comando sono Bob e Ray che hanno aperto un’innovativa industria di prodotti alimentari. Stanno cercando di divenire l’esempio vivente di quanto possa cambiare la qualità della produzione in relazione a migliori condizioni di lavoro degli operai. Questo dovresti saperlo già comunque, ne parlano tutti i quotidiani di Londra ormai.”
“Cos’ho fatto Marissa?”
“Sei diventata la Signora del Dolore di Frank Anthony Iero: guardati e vedrai una donna lacerata dal dolore e tormentata dal senso di colpa.
Ti sei trasfigurata in ciò in cui credeva Frank diventando l’incarnazione di ciò che lui amava.
Da questa stola di seta azzurra che ti aveva regalato presto se ne andrà il suo profumo, scivolerà via come pure lo faranno i ricordi a poco a poco dalla tua memoria. Impara a vivere la tua vita, smettila di rincorrere i ricordi: non puoi riportare indietro i tuoi diciotto anni spensierati per poter cambiare il presente.”
“Ho ucciso l’unica cosa bella che la vita mi avesse concesso di possedere.”
“Tutti sbagliamo, occorre solo saper imparare dai propri errori.”
“Come si ripara a una morte indotta?”
“Con la vita.”
Marissa si era alzata in piedi lasciando che Elizabeth stringesse a sé Jamia, abbandonata all’ennesima ondata di ricordi strazianti.
“Sarai l’orgoglio di tua madre Frank Arthur Pelissier.”
Gli aveva posato un bacio sulla fronte mentre cercava di divincolarsi dalla stretta quasi soffocante della madre.
“Non merita di scontare le colpe di cui ti sei macchiata: tuo figlio è innocente. Offrigli la vita che avresti voluto per te, dagli l’opportunità di scegliere e la libertà di sbagliare, se vuole farlo.”
“Dove vai?”“Si è fatto tardi, è ora che vada a cercare Gerard e ritorni a casa.”
“Non ti stanchi mai di questa vita?”
“E’ vita, appunto. Non sarò mai sazia di giorni ricchi di emozioni, belle o brutte che siano.”
“Marissa?”
“Si?”
“Mikey…non mi hai parlato di lui.”
“E’ solo una figura inghiottita nel turbinio del Tamigi insieme a una nube di organza candida. C’è chi sceglie di vivere, chi di morire, chi di esistere soltanto. A te la scelta Jamia. Per una volta, sii padrona della tua vita.”
Mentre la donna usciva da quell’abitazione satura di ricordi, cristallizzata in una bolla di nulla che contrapponeva al peso dei ricordi quello della viltà, Marissa si portò una mano agli occhi asciugandosi una lacrima che rischiava di caderle lungo la guancia.
Anche ubriaco, Gerard si sarebbe accorto che aveva pianto e lei non poteva permetterlo.
Si era imposta di essere la sua costante fonte di serenità: personale, magica e inesauribile fonte di pace per il suo animo tormentato.
Era inevitabile che la morte di Frank restasse un affare solo di chi era rimasto in vita(7): dopotutto aveva vissuto ogni giorno in funzione della Morte stessa, costringendola a osservarlo sfidarla senza poterlo strappare alla terra.
Frank Anthony Iero aveva vinto persino sulla Nera Signora poiché aveva vissuto ogni giorno come se fosse l’ultimo, indirizzando la propria esistenza passo dopo passo al giorno in cui avrebbe desiderato morire: era l’unico padrone della propria vita e se non aveva potuto scegliere il giorno della propria nascita, era riuscito a scegliere quello della propria morte.
Semplice, crudele, prematura: ma di certo sopraggiunta nel momento più bello della sua vita, quando il suo più grande sogno era divenuto realtà.
Aveva preferito vedere il sogno nel suo istante di realizzazione piuttosto che viverlo a lungo e vederlo corrotto dalla società degli uomini: perché la magia dei desideri è racchiusa tutta lì, in quella sala d’attesa che separa il reale dell’immaginazione.


“Non credevo di poter vedere il mare un giorno.”
Un sogno realizzato il suo e le dita di Mikey intrecciate nelle proprie, così come lo era stato il suo destino.
“Non è finita come avevamo sperato vero?”
“Non si è mai tutti felici. Però occorre lottare per diventarlo.”
Avevano combattuto persino tra le acque del Tamigi, quando avevano approfittato della rivoluzione per fuggire sino al capo più estremo dell’Inghilterra in attesa di imbarcarsi clandestinamente vivendo da fuggitivi – perché i morti non hanno né diritti né doveri – per quasi due anni.
Poi l’occasione era arrivata e lì, sulla banchina, attendevano di agguantare la loro nuova vita oltre il mare e di nuovo sulla terraferma.
Mikey e Christabel erano solo due idealisti che avevano preferito la vita alla morte: erano l’altro lato dello specchio incantato che invece aveva attraversato impavido Frank Iero.
Perché un sogno è magico e perfetto solo se resta tale per sempre.






Note dell’autrice.


(6) La ninna nanna cantata da Jamia è una parte della canzone "Once upon a December" di Deana Carter (Anastasia OST).


“Qualcuno mi tiene calda e al sicuro / Someone holds me safe and warm
i cavalli trottano in una tempesta argentata / Horses prance through a silver storm.
Figure danzano con grazia / Figures dancing gracefully
Attraverso la mia memoria. / Across my memory...
Lontano, tempo fa, / Far away, long ago,
vago splendore d’ambra / Glowing dim as an ember, Cose che il mio cuore / Things my heart Sapeva, / Used to know,
Cose che ricordo ancora... / Things it yearns to remember...
E una canzone, / And a song
che qualcuno cantava / Someone sings una volta in dicembre. / Once upon a December”

(7) “La morte di un uomo è meno affar suo che di chi gli sopravvive.” (Thomas Mann) è la citazione da cui è tratta la frase indicata.

* L’immagine della stola in seta azzurra e della Lady Of Sorrows sono stati ispirati dall’
immagine 012.

 




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