Keiko ([info]keiko_hiragi) wrote in [info]fanfic_italia,
@ 2008-09-20 15:37:00
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[RPF: My Chemical Romance] Noi, che non ci guarderemo indietro mai (4/5)
Titolo: Noi, che non ci guarderemo indietro mai
Fandom: My Chemical Romance
Personaggi: Ray Toro, Bob Bryar, Gerard e Mikey Way, Frank Iero, Jamia Nestor
Parte: 4/5
Rating: Arancione
Warning: AU (sci-fi) Steampunk, drama
Conteggio Parole: 20597 (intera storia)
Riassunto: Inghilterra, A.D. 2051. Sono passati duecento anni dalla monarchia della regina Vittoria eppure il Regno Unito – a cui sono annesse le colonie Indiane – è ancora chiuso nell’ostracismo orgoglioso della convinzione di poter essere indipendente dal resto del mondo. Chiuso in un Ottocento Vittoriano a livello morale e sociale, le innovazioni tecnologiche sono arrivate all’Ottava Rivoluzione Industriale, in un processo slegato totalmente da quello del resto del mondo. L’attuale regina – Vittoria Elizabeth III – sta attuando un ennesimo giro di vite che restringa ulteriormente la libertà del suo popolo, avviando il Regno Unito forse verso la dittatura. Mentre il divario tra l’aristocrazia e il proletariato diviene sempre più profondo e gli intellettuali sono succubi del perbenismo della Quarta Epoca Vittoriana, qualcuno cerca di porre fine all’embargo nell’unico modo possibile: la rivoluzione.
Note: Fanfiction scritta per la III Disfida de "I Criticoni", Brainstorming. Il titolo della fanfiction riprende quello dell'omonima canzone dei Negrita.
Disclaimer: I My Chemical Romance (Gerard Way, Mikey Way, Bob Bryar, Frank Iero e Ray Toro nella loro ultima formazione) e Jamia Nestor (storica fidanzata e ora moglie di Frank Iero) ovviamente non mi appartengono. Sono persone realmente esistenti, con cui ho voluto giocare un po', usando eventi storicamente accaduti e la mia fantasia di fan. Ma si tratta di eventi di PURA FANTASIA (ovviamente, visto il contesto in cui si svolgono i fatti), destinati al diletto ed all'intrattenimento di altri fans. Non si persegue alcun intento diffamatorio o finalità lucrativa.
Nessuna violazione dei diritti legalmente tutelati in merito alla musica ed alla personalità degli artisti succitati si ritiene dunque intesa.

Il via vai che aveva travolto St. Helena sin dalle prime ore del mattino di quella domenica non era certo dovuto alla santa messa, bensì all’imminente inaugurazione dell’Expo al Crystal Palace. A mezzogiorno in punto, Westminster aveva iniziato a rintoccare note possenti nell’aere, comunicando l’inizio dell’esposizione universale inglese.
“Gee sei pronto?”
Ray aveva richiamato l’attenzione dell’amico osservando l’affluenza nelle strade di una moltitudine di cittadini di cui avrebbe ignorato l’esistenza in eterno, se non fosse stato per il loro uscire dalle proprie tane per vedere il miracolo del Teletrasporto.
“Quanti sono gli operai a Londra?”
“Almeno il settanta per cento della popolazione.”
Bob non accennava a staccare gli occhi dalla folla come se quel brulichio di teste e corpi lungo i vicoli di Londra lo lasciasse in uno stato di trance.
“Gli altri saranno già arrivati all’Expo?”
“Credo proprio di si. Marissa dovrebbe aver organizzato i gruppi sovversivi.”
“Ci sono ancora numerosi operai che stanno lavorando vero?”
“Stando alle informazioni che ha ricevuto Christabel, dovrebbero aver ridotto i turni per questa giornata ma sono comunque troppi a essere ancora chiusi là dentro.”
Gerard e Padre Martin erano usciti dalla porta laterale della chiesa, avviandosi a passo svelto al cospetto di Ray e Bob.
“Eccoci. Gli altri sono già andati?”
“Ci hanno preceduto per monitorare la situazione da sotto il pulpito.”
“Non sarà facile arrivare lì sopra, Padre Martin.”
“Non appena si creeranno disordini, la Regina verrà portata in un luogo sicuro e noi potremo procedere con il nostro piano. Christabel e Mikey saranno già arrivati alla zona industriale ormai.”
“Non dovevano essere con Frank?”
“Hanno un ruolo differente: saranno gli angeli che apriranno le porte dell’Inferno. Frank cercherà il luogo più adatto da cui dare il via al nostro grande spettacolo.”
Gerard era avanzato di qualche passo, sorridendo al freddo sole infisso allo zenit di Londra.
Aveva paura di sbagliare, aveva la certezza che qualcosa non sarebbe andato come desiderava: ma non poteva sottrarsi al destino che tanto faticosamente era riuscito a costruirsi.
Quando un desiderio diventa ossessione non puoi fare altro che assecondarlo sino all’ultimo giro di vite, sino a morirne se è il prezzo da pagare per ottenerlo: perché le ossessioni portano solo morte e dolore, non sono mai sane ma solo nocive.
Tutto era stato studiato in modo talmente minuzioso da dare loro l’illusione di una perfetta riuscita della rivoluzione.
La perfezione non comprende mai il fattore umano né tanto meno quello emotivo: è per questo che le rivoluzioni, inevitabilmente, falliscono.
Gerard sapeva bene che lasciare Frank solo dinnanzi al Crystal Palace equivaleva mandarlo al massacro, ma quando gli aveva proposto di andare in ispezione per monitorare il resto del gruppo, l’aveva assecondato senza opporsi.
Frank Iero era una di quelle persone che non potevano vivere a lungo in uno stesso luogo né tanto meno, una di quelle persone a cui una vita sola può bastare per provare una scala di emozioni intera senza perdersi prima della sua fine.
Era il più impulsivo e irrazionale tra loro: viveva sino in fondo ingozzandosi sino a scoppiare di vita vera per non avere rimpianti.
Gerard non poteva di certo dire la medesima cosa di sé: sapeva che quel giorno avrebbe rimpianto per la prima volta nella propria vita, con un dolore senza pari, qualcuno e qualcosa al contempo.
Tutto ciò per cui le persone rimpiangono nell’arco di una vita, lui l’avrebbe condensato in quell’unico giorno.
“Andiamo.”
Attendere significava avere ripensamenti, occorreva agire finché vi era collaborazione tra mente e corpo. Quando l’emozione avrebbe preso il sopravvento su tutto quanto allora si sarebbe fermato e disperato.
L’unica certezza che possedeva in quell’istante era di non potersi permettere di guardarsi alle spalle e modificare il proprio passato, ma solo correre in avanti e afferrare il futuro prima che fosse troppo tardi.
Gerard aveva la sensazione, sin dalle prime luci di un’alba che era identica a quella del giorno precedente senza che esse fossero divise da una notte da dormiente, che il tempo scorresse in modo del tutto anomalo.
Avvertiva la sensazione che tutto fosse troppo rapido per essere seguito, come se fosse sempre un passo indietro a Frank che voleva combattere, o a Ray e Bob che lo spalleggiavano come due sicuri pilastri di granito disposti a sorreggere il peso di tempeste e uragani, o di Mikey che in un’erede romantica disillusa aveva trovato un significato di predestinazione alla loro causa.
Mikey si era a poco a poco convinto, nei mesi successivi all’arrivo di Christabel, che fosse stato il Fato a porre sul loro cammino una pronipote di chissà quante generazioni di Coleridge, tant’è che persino il suo nome pareva la conferma che il Movimento fosse nato in un momento prestabilito dalla storia.
Gerard si sentiva invece in un’eterna bolla di momento sbagliato: in ritardo su tutti, persino rispetto alla rivoluzione. Essa stava per esplodere in tutta la sua violenza e lui non riusciva a seguirne il corso: era come cercare di arginare un fiume in piena con un castello di carte.
Sentirsi impotente prima del culmine della festa significava essere già perdenti e se in fondo si era sempre sentito tale, per tutti coloro che avevano creduto in lui e che avevano accolto il suo sogno facendolo proprio, non poteva permettersi di fuggire né di dichiarare la sconfitta senza combattere.
Ognuno di loro stava dando la vita, che diritto aveva lui di salvare la propria?
In fondo per i sogni valeva la pena di combattere e morire se necessario.
Sarebbe stato uno spettacolo da mozzare il fiato, senza dubbio.
Se c’era una cosa che Lord Gerard Arthur Way sapeva fare in modo eccelso era lasciare il segno.
Quell’otto settembre 2051 sarebbe stata la più grande uscita di scena a cui il mondo avesse mai potuto assistere.
La bambolina bionda che svettava sul pulpito sembrava fatta per essere uno strumento nelle mani della Camera dei Lord e della Loggia. Giovanissima per essere una despota, troppo delicata per poter governare con autoritarismo un Impero destinato alla decadenza.
Frank, dalla propria postazione al di sotto del palco, la fissava disgustato.
A lui le donne piacevano, le guardava e adorava tuffarsi nei mille profumi che un corpo estraneo poteva offrirgli anche solo sfiorandolo ma quell’ubriachezza dei sensi non aveva nulla a che fare con l’amore per Jamia.
Era un’ebbrezza di pochi istanti – il tempo in cui due esistenze si sfiorano a un giro di prova davanti a un boccale di birra per poi dirigersi entrambe altrove – che gli ricordava quale fosse il suo posto nel mondo: accanto a una donna che gli era stata vicina sino da quando era solo un bambino un po’ strano.
Gerard era in ritardo e tutto rischiava di andare a farsi fottere mentre lui si perdeva dietro i cavilli dei propri pensieri: possibile che avesse ancora dubbi quando mancava solo il suo ingresso in scena?
La chioma bionda di Marissa spiccava tra la folla mentre si guardava attorno per far si che tutto fosse perfetto: lei non lasciava nulla al caso, persino le lacrime erano un qualcosa di perfettamente studiato. Però era la controparte ideale di Gee, se solo avesse deciso di guardarsi attorno.
Frank aveva cercato decine di volte di dare ai due qualche pretesto per restare soli, ma tutto ciò che riusciva a fare Marissa era assecondare i piani di Gerard per l’organizzazione del Movimento: non c’era nulla che potesse andare al di là di un ideale perché per lui quella era la meta finale.
“Ehi si può sapere dov’è finito?”
Le dita gelide di Marissa si erano richiuse sul suo avambraccio come una morsa mortale e Frank si era costretto a deglutire per non reagire in modo inconsulto: ogni nervo era teso come una corda di violino in quel momento e qualsiasi cosa poteva farlo scattare come una molla.
“Se lo sapessi avrei già dato il via a tutto ti pare?”
“Senti Frank, stiamo rischiando tutti quanti qualcosa di molto molto grosso. Gerard, anziché pensare a quanti di noi moriranno dovrebbe pensare a come salvarci, okay? L’hai vista? C’è uno stuolo di guardie del corpo da far paura…come pensiamo di arginarle?”
“Come abbiamo deciso.”
“Sei pazzo.”
“Non hai ancora imparato a conoscermi, vero?”
“Sai che è una follia.”
“E’ l’unica cosa possibile da fare.”
“Vedi solo ciò che ritieni corretto secondo la tua personalissima visione del mondo, non pensi mai a ciò che è corretto secondo i parametri comuni.”
“E’ come per la morale: chi dice cosa è giusto e cosa no? Uomini come noi che si arrogano quale diritto divino? Perché dovrei adattarmi a parametri decisi da altri? Serve anche a questo la rivoluzione, a cambiare l’eterna imposizione dall’alto.”
“Non è la stessa cosa.”
“Invece si. Ora torna al tuo posto, tra poco iniziano le danze.”
“Frank…”
“Si?”
L’aveva guardata negli occhi costringendosi a fissarla dal basso della propria statura e lei, in quello sguardo spruzzato d’oro, aveva intravisto l’ombra di ciò che probabilmente Jamia aveva amato e odiato al contempo: la passione.
“Perché non pensi a chi ti ama?”
“Cambierò il mondo proprio per le persone che mi amano.”
Sarebbe stato inutile continuare un discorso in quel momento: d’altra parte, i primi movimenti ai lati del palco facevano presupporre che il discorso della Regina fosse arrivato ormai alla conclusione.
Mancava solo Gerard, poi tutto avrebbe avuto finalmente inizio proprio da lì: dalla fine del tutto.


Quando gli operai avevano iniziato a marciare in direzione del Crystal Palace i proprietari delle fabbriche non avevano potuto fare altro che guardare inermi e chiedere l’aiuto delle forze dell’ordine.
Già schierate a corollario nell’anello rosso della zona protetta dell’Expo, avevano iniziato ad avanzare compatte verso quel gruppo di uomini, donne e bambini che a passo marziale si dirigeva verso il fulcro di Londra per chiedere giustizia.
Anche solo per vedere un portavoce che aveva cantato loro nel cuore della notte promesse di libertà alleviando un poco la loro sofferenza.
Christabel e Mikey guidavano quella parata in grigio fatta di tute tutte uguali e passi cadenzati e identici: lobomotizzati.
Solo loro spiccavano per contrasto su quella folla dello stesso colore del fumo che gravava su Londra lei, stretta ancora una volta nell’organza candida – ma bianca davvero però, come se avesse indossato il vestito della domenica per quell’occasione unica – e Mikey avvolto in una lunga giacca nera che gli raggiungeva le ginocchia, il coletto alla coreana da sotto il quale spiccava una camicia del medesimo colore priva di qualsiasi ornamento e pesanti anfibi ai piedi.
Erano loro i padroni di quelle vite, sostituendo altri aguzzini per un breve tratto di strada sino a quando nebbia artificiale aveva iniziato a calare su di loro.
“Cosa succede Christabel?”
La nebbia non può essere rossa né verde vero? “Sono lacrimogeni e fumogeni, dobbiamo correre. Tutti al Crystal Palace!”
I passi dietro di loro si erano fatti accelerati e Mikey aveva stretto nella propria la mano ruvida della ragazza.
“Non possiamo permetterci di abbandonarli.”
“Insieme possiamo farcela, mentre il mondo sta crollando. Non voltarti indietro Christabel.” (4) Lei si lasciava alle spalle tutto il suo mondo per salvare sé stessa quando non le importava nulla di continuare a vivere.
“Non posso lasciarli morire!”
“Credi davvero che moriranno?”
“Li cattureranno Mikey!”
“Sono troppi. La maggior parte arriverà con noi all’Expo.”
Correvano senza fermarsi, senza voltarsi indietro mentre il mondo da dietro le nubi artificiali e tra le grida di dolore e i primi spari, iniziava a cambiare.
“Siamo troppo giovani per prenderci in giro Mikey!”
“Guardami negli occhi Christabel. Guardami.”
Vicini, in mezzo alla folla che correva impazzita verso la libertà e tra gli spari della polizia – i drappi rossi a vestire gli edifici ove la parata lasciava il segno del proprio passaggio – si erano costretti a guardarsi in viso, mano nella mano.
Una mano, quella della ragazza, che non poteva lasciare quella di Way per paura di perdersi per sempre.
Perdere sé stessa e tutto ciò in cui aveva imparato a credere, perché ciò che le attanagliava il petto – bruciante come i drappi che qualcuno aveva reso torce violente per le strade di Londra – era la paura della morte. Era sempre stata vicina a perdere la vita ma in quell’istante le pareva invece il suo bene più prezioso, come se fosse l’unica moneta che non avrebbe mai ceduto pur di assistere al finale preparato da Gerard Way.
O da Frank Iero, difficile stabilire chi avrebbe avuto quell’onore.
Desiderava che gli operai corressero, fuggissero, si salvassero e vedessero con i propri occhi l’opera del Movimento e voleva farlo anche lei.
“Ora lascia tutto indietro, l’ultimo muro è abbattuto. Noi siamo tutto e niente può fermarci adesso. Ti prometto ora, che mai ti deluderò. Fidati di me Christabel.”
Era un salto nel vuoto il loro: un salto nel Tamigi per salvarsi la vita dalla raffica degli spari che investiva la folla.
Mano nella mano, impattando sulla superficie grigia del fiume che tagliava in due Londra.
Beffardo il Fato: anche loro avevano spaccato in due la capitale.
A quel punto potevano ritenersi vincitori anche se tutto all’Expo, stava andando in modo del tutto sbagliato.


Era accaduto tutto quanto troppo velocemente perché qualcuno potesse piangere o gridare: Frank, era riuscito a zittire per un istante tutta la Londra racchiusa nel raggio limitrofo al Crystal Palace.
Quando la Regina Vittoria era caduta sotto gli spari della pistola di Iero, quell’angolo di città era caduto in un silenzio attonito.
Poi si era risvegliato e con lui, la fine.
Frank si era mescolato tra la folla dopo che le prime guardie del corpo della regina erano accorse in suo soccorso allontanandola prontamente dal palco per poi condurla all’interno del palazzo di vetro.
Una teca per bambole, una bara per principesse eternamente addormentate.
Non era mai stato un uomo favorevole alla caccia ma aveva imparato, come ogni nobiluomo londinese, l’arte dello schioppo abbastanza in fretta: d’altra parte, il peggiore passatempo del mondo lo possedevano gli inglesi.
Non si era comunque allontanato molto, giusto per potersi sottrarre a un’eventuale arresto e da lì aveva visto Gerard salire sul palco accompagnato da Bob e Ray.
In quell’istante di staticità a cui era susseguito il trambusto violentissimo della polizia che tentava di oltrepassare la folla di aristocratici inorridita – e in diversi avevano già identificato Frank come dell’assassino della regina – senza attentare all’incolumità della classe dominante inglese, Iero non aveva perso di vista per un solo istante Gerard.
Gli aveva servito su di un piatto d’argento la possibilità di concretizzare il loro sogno, stava a lui scegliere cosa fare in quel momento.
Quando la polizia sembrava quasi sfondare il muro umano che con fare del tutto innocente Marissa aveva costruito con i crocchi di giovani nobili del Movimento, furono i passi in corsa di centinaia di uomini e donne e bambini a salvarli strappando un sorriso a Gerard.
Tutti stavano sorridendo: ce l’avevano fatta.
Potevano esserci lo scontro e la morte, ma avevano vinto comunque.
Gerard aveva alzato le mani verso il cielo e i giovani del Movimento avevano sfilato verso il palco allestito per il discorso della Regina ricoprendolo di drappi rossi, sistemandosi poi tutt’attorno come i petali d’ebano di una rosa la cui corolla era Way.
Il rosso era il colore della loro passione e lì, tutti attorno a Gerard, erano il suo scudo umano.
Erano disposti a morire per lui e per il loro sogno senza badare a economizzare sulla vita.
“Avevo paura di morire quest’oggi, avevo paura di far perdere la vita ad amici e fratelli. Ma siamo ancora qui e ho un po’ di tempo per parlarvi di ciò che siamo. Un Movimento senza nome come voi siete una parata grigia costituita da numeri seriali privi di qualsiasi particolarità, all’apparenza anonimi. Siamo uguali noi e voi, nonostante i vestiti e i cognomi altisonanti e il titolo di Lord. Noi siamo il prodotto di tutto ciò che è stato represso e negato: noi siamo gli ultimi romantici. Nessun numero sequenziale è identico all’altro, ogni numero è unico e perfetto nella sua assoluta integrità.”
Dalla folla si erano alzate grida in direzione di Gerard, qualcuno voleva certezze di un futuro migliore, altri solo riforme e altri ancora, solo parole di speranza.
“Io non ho il potere di fare leggi o riforme che vi assicurino un futuro migliore ma so che questo giorno sarà ricordato. In un modo o nell’altro, ognuno ha preso coscienza di sé e delle proprie potenzialità. Vogliamo un’Inghilterra che non sia solo chiusa in sé stessa, ma che si apra al resto del mondo.”
“Vogliamo pane per i nostri figli e salari adeguati!”
Gerard si era voltato dando le spalle alla folla, fissando alcuni poliziotti che gli puntavano contro i fucili.
“Lord Way siete accusato di tradimento verso la corte.”
“Così in fretta? Senza un tribunale a giudicarmi?”
“La Regina è il tribunale.”
“La Regina non conosce la legge di Dio?”
Padre Martin si era fatto largo tra la folla stringendo tra le mani la Bibbia cristiana.
“Zitto prete. Sei solo un cattolico senza potere.”
“Il nostro Dio è il medesimo e quale Dio potrebbe mai volere la morte di così tanti suoi figli?”
“Un altro passo e sei fottuto. Tu e il tuo amichetto nobile.”
Il poliziotto aveva sputato a terra, accompagnando con quel gesto le sue ultime parole.
“Perché lo fate? Tutti abbiamo diritto alla libertà.”
“La libertà porta letame nelle nostre case.”
“Cosa si cela dietro la vostra patina dorata? Donne prive di diritti e bambini cresciuti nel terrore. Viviamo in un mondo artificiale che ha di perfetto solo la facciata che offre al resto del mondo.”
“Way taci o sei morto.”
Le parole del poliziotto erano state coperte dalle grida che provenivano dalla folla di operai che si stava riversando nella piazza. Uno dopo l’altro, cadevano sotto i colpi della compatta schiera di poliziotti ritornata a passo di marcia dalle strade che sino a poco prima avevano cercato di pattugliare e bloccare dall’avvento dei proletari.
Sparavano su degli innocenti, inferivano su una folla che non aveva nulla se non il suono della propria voce con cui lottare.
Perché il rumore degli spari è così forte rispetto a quello della voce di un uomo?
“Cosa facciamo ora Gee?”
La voce di Ray gli era scivolata vicino all’orecchio, lo sguardo fisso sulla folla che tentava di riversarsi nella piazza senza trovarvi la salvezza ma solo un branco di intellettuali certi che sarebbe bastata una buona dose di diplomazia per preservarli dall’orrore della morte.
“Mikey e Christabel dovrebbero aver detto loro…”
“Di avanzare ed entrare al Crystal Palace. E lo stanno facendo, Cristo! Guardate, non si fermano e vanno avanti, si accalcano come cavalli imbizzarriti davanti a un torrente in piena.”
“Cos’abbiamo fatto?”
“Vaffanculo Gee, non mi sembra il caso ora di chiedertelo, ti pare?”
Frank si era issato senza troppa difficoltà sul palco, raggiungendo i propri compagni.
“Ti avevo detto niente colpi di testa Frank. Le hai sparato davvero?”
“Non saresti mai salito qui sopra altrimenti. Ed eri in ritardo, rischiava di saltare tutto quanto. Dov’è Mikey?”
Gerard aveva lo sguardo perso, pupille dilatate che vagavano in cerca di un qualcosa che non fosse un ammasso di corpi che continuavano a cadere a terra imbrattando il selciato di sangue.
Marissa si era staccata dal proprio posto cercando di attirare l’attenzione di Gerard da sotto il palco, facendosi poi aiutare da Bob a issarsi accanto al ragazzo.
“Tu ci hai condotti sino a qui non puoi abbandonarci ora. Devi accompagnarci sino all’interno, chiaro?”
L’impatto della mano sulla guancia di Gerard gli aveva procurato immediatamente un evidente segno rossastro.
“Ma cosa cazzo fai, sei impazzita?”
“Al diavolo Frank! Ora dobbiamo entrare o non avremo più la possibilità per farlo. Parla Gerard, continua a raccontare questo tuo cazzo di sogno e smettila di pensare. Ci sono momenti in cui occorre solo agire.”
Si era guardata un attimo attorno, constatando l’assenza del minore dei fratelli Way e di Christabel. Forse erano morti sotto i colpi dei poliziotti?
Non avevano nemmeno il tempo per piangere i caduti, in quel momento.
“Mikey e Christabel saranno al sicuro da qualche parte. Voglio entrare in questo maledetto palazzo, chiaro? Con o senza di voi, io vado lì con i ragazzi. Puoi anche restare fuori Gee, ma devi parlare. Ce lo devi.”
“Non ce la faccio, Marissa.”
Aveva il viso imbrattato di trucco scuro misto a lacrime che le scivolavano sul viso senza che tentasse di nasconderle in alcun modo. Persino loro non producevano alcun suono quando cadevano a terra. Perché?
“Vi copriamo le spalle da qui.”
Ray aveva preso in mano la situazione, costringendo Frank e Bob a seguirlo al di sotto del palco e unirsi al resto del Movimento.
Da quel momento si sarebbe incrinato tutto: come una lastra di ghiaccio che sotto il peso di un corpo estraneo inevitabilmente si spezza. Quando il colpo di pistola partì da uno dei poliziotti non si accorse di nulla, se non del corpo di Frank che lentamente si accasciava a terra lì, davanti al palco, come un agnello sacrificale immolato all’altare di un bellissimo dio pagano.
Le grida e gli spari e i colori erano sbiaditi lasciando posto solo a quel corpo che lentamente si ripiegava su sé stesso in modo innaturale sino a toccare il terreno.
Continuava a restare immobile e a non gridare quel corpo sempre troppo vivo.
Ray teneva il viso di Frank rivolto verso il cielo, Bob gli carezzava la fronte cercando di tranquillizzarlo mentre Padre Martin leggeva passi della Bibbia sussurrati al suo orecchio.
E lui, dov’era in quel momento?
Solo – su quell’ara al quale era stato destinato come sacerdote del proprio sogno - Gerard iniziò a raccontare o meglio, a piangere raccontando offrendo a Frank l’unica cosa che potesse concedergli: un epitaffio degno di un angelo romantico.
“E’ un dolore che ti tocca dentro e squarcia la tua carne come mani fredde come ghiaccio che ti strappano il cuore, sempre che tu ne abbia ancora uno in quella caverna che chiami petto. E dopo aver visto quello che abbiamo visto possiamo ancora rivendicare la nostra innocenza? E se il mondo ha bisogno di qualcosa di meglio diamogli ora un altro motivo.” (5) Era sceso dal palco quando gli operai erano riusciti a sfondare la barriera di poliziotti che chiudevano l’ingresso al Crystal Palace, costringendo il Governo alla resa a un popolo che aveva combattuto solo con la voce di un unico profeta: senza armi, piangendo i propri morti e pregando per i vivi.
“E’ stato colpito in pieno petto mentre cercava di avvisarti.”
Il sangue nemmeno si vedeva sulla camicia nera di Frank e sembrava dormisse tra le braccia di Ray, come una delle tante volte in cui l’aveva riportato a casa dopo una sbronza colossale.
Gerard non fece resistenza quando alcuni poliziotti gli intimarono di arrendersi e alzare la mani.
Un morto bastava, un martire era stato più che sufficiente.
A loro forse sarebbe toccata la forca, ma che importanza aveva ormai?
Il loro sogno si era realizzato, avevano davvero preso la torre di vetro dell’Expo facendola propria.
Potevano permettersi anche di morire a quel punto.
Peccato Frank non fosse vissuto abbastanza per poter ascoltare i passi in corsa degli operai che rimbombavano lungo i corridoi del Crystal Palace, ma per i racconti avrebbero avuto il tempo dell’eternità al di là della vita.







Note dell’autrice.


(4) "Ready set go" dei Tokio Hotel è stata utilizzata per la realizzazione dell'intreccio sull'occupazione del Crystal Palace e allo stesso modo, i dialoghi tra Mikey e Christabel del paragrafo a cui rimanda la nota, sono la traduzione di alcuni passi della canzone.
Riporto le parti della canzone utilizzate per la costruzione dei dialoghi sopra citati.

"[...]
too young to live a lie look into my eyes [...]
leave it all behind you now the final wall is breaking down
we are what it’s all about nothin
can stop us now
i promise you right now i’ll never let you down"


(5) Il discorso di commiato di Gerard è tratto dal testo della canzone "Skylines and turnstiles" dei My Chemical Romance.

“E’ un dolore che ti tocca dentro e squarcia la tua carne come mani fredde come ghiaccio che ti strappano il cuore, sempre che tu ne abbia ancora uno in quella caverna che chiami petto. E dopo aver visto quello che abbiamo visto possiamo ancora rivendicare la nostra innocenza? E se il mondo ha bisogno di qualcosa di meglio diamogli ora un altro motivo.”


"It reaches in and tears your flesh apart As ice cold hands rip into your heart that's if you've still got one that's left inside that cave you call a chest
and after seeing what we saw, can we still reclaim our innocence and if the world needs something better, let's give them one more reason now"




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