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nugae da salvare

L'archivista: nugae da salvare

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L'Archivista è un'insolita comunità che guarda al mondo del fandom non sotto il profilo della produzione, ma della recensione.
Ora che le fanfictions sono così diffuse, nei fatti, a volte è tremendamente difficile trovare in tempi brevi qualcosa che piaccia, che diverta o che rispecchi alla perfezione il gusto del lettore.

Il proposito è dunque quello di creare uno spazio in cui alcuni fanreaders possano liberamente dividere le proprie scoperte con altri fans, pubblicando le proprie impressioni in merito alle opere che hanno amato.
ATTENZIONE: che hanno amato.
Questo progetto non sostiene in alcun modo il trend delle gogne pubbliche che pare interessare ai più. Chi lo ha fondato crede invece sia più utile parlare di ciò che è piaciuto, fosse pure perché quanto è brutto merita al più di essere dimenticato.
La comunità è moderata: se volete farne parte potete domandare, ma l'accesso è subordinato all'assenso degli amministratori.


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July 6th, 2009

Titolo: Lullaby For Emily - The truth beneath the Rose
Autore: _Princess_
Link: Lullaby for Emily - The truth beneath the Rose
Serie: real person: Tokio Hotel
Genere: Long-Fiction
Rating: R
Commento: Lullaby for Emily è una storia che – è innegabile – colpisce sin dalla sinossi, scritta con una perizia davvero ammirevole. L’autrice parte da un dato quasi abusato, quale un concerto dei Tokio Hotel per dipanare una vicenda dai risvolti commoventi ma spiritosi. Protagonista è Nicole, una cassiera ventenne qualunque che – quella sera – presenzia al concerto dei Tokio Hotel, e lo fa con una bambina, nella fattispecie con sua figlia Emily, di appena quattro anni. Sarà proprio Emily il motore di gran parte della vicenda, in cui si mescolano le vite dei quattro musicisti di Magdeburg e quella di Nicole, proprio in virtù del suo essere bambina – da sottolineare anche la bravura con cui questa dimensione infantile viene descritta, dai giocattoli alle ninne-nanne – e del suo pretendere la partecipazione dei Tokio Hotel all’interno di quella che per lei diventerà una sorta di famiglia sgangherata.
Viene affrontato poi il – ahimé classico – tema dell’amore, ma l’autrice riesce inaspettatamente a dargli tutta un’altra luce, facendone percepire tutte le sfumature. Si tratta di amore vissuto, ma anche di amore non corrisposto, di amore sofferto, di semplice amore per un’adorabile bambina di quattro anni.
The truth beneath the Rose è il naturale seguito di Lullaby for Emily, e qui campeggia il nordico personaggio di Vibeke Wølner, sorella di un noto deejay di Amburgo nonché amico di Benji. Per un bizzarro – e ben orchestrato, occorre ammetterlo – gioco di coincidenze la vita di Vibeke e di suo fratello Björn viene ad intrecciarsi con quella dei Tokio Hotel e – in parte – anche di Nicole. Sarà poi l’incontro tra Vibeke e Tom Kaulitz – strafottente, gradasso, donnaiolo ma irresistibile – a creare i primi problemi di “convivenza” tra due ecosistemi che non possono però fare a meno di collidere.
Un’ulteriore nota di colore – che personalmente ho trovato oltremodo gradevole – è la perfetta padronanza dell’autrice per quanto concerne la lingua norvegese. Infatti, la maggior parte dei dialoghi che animano la famiglia Wølner sono redatti in questa lingua (e tradotti in nota) e questo piccolo preziosismo contribuisce a dare alla storia una ventata di couleur che davvero sembra la ciliegina su una torta particolarmente riuscita.
Davvero Notevole.

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July 5th, 2009

My Father's Eyes

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Berliner Dom
Titolo: My Father’s Eyes
Autore: Easily Forgotten Love (Liz e Nainai)
Link: EFP
Serie: Real Person (Placebo)
Genere: Long-fiction
Rating: R
Commento: My Father’s Eyes è una storia che stupisce sotto molteplici aspetti, riconfermando la bravura di due autrici che – attraverso una vicenda fondamentalmente semplice – riescono a sviluppare in maniera del tutto inaspettata quelli che possono definirsi tranquillamente topoi letterari. Innanzitutto va rimarcata una caratterizzazione piacevole e realistica dei personaggi principali – Brian Molko e Stefan Osdal – che si unisce alla descrizione di tutta una serie di personaggi principali creati dalle autrici – con tratti decisi, piacevoli, pieni delle mille incertezze di un’adolescenza che gli stessi non riescono a godersi e pieno per le cause più diverse –. Tra questi personaggi spiccano subito Brian Molko – sposato eppure prima donna, genitore eppure eterno ragazzino – e Cody Molko – figlio di Brian, insicuro, arrabbiato, adolescente – e non è un caso che questi due PG attirino prima lo sguardo rispetto agli altri, poiché il loro strano rapporto è proprio uno dei sovraccitati motivi letterari. Non si tratta solamente di un rapporto conflittuale, fatto di prevaricazioni e silenzi, quanto di un’incapacità di comunicare a parole un affetto che scorre nelle vene, contaminandole senza rimedio.
A tutto questo, si aggiungono i primi problemi di cuore, i primi dubbi sul proprio orientamento sessuale, le prime cotte ed una band sgangherata che si ritroverà a partecipare ad un concorso musicale. Se si considera il fatto questa band non dovrebbe nemmeno esistere ci si rende conto di quanto intrigante sia questa vicenda tutta da leggere.

Drenched in Red

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Berliner Dom
Titolo: Drenched in Red
Autore: Fata e Roh
Link (al primo capitolo): LINK
Serie: Original
Genere: Long-fic
Rating: Nc17
Commento: Drenched in Red è la prima side di Rosa dei Venti pubblicato da Fata e Roh. Colpisce – innanzitutto – perché è una storia incredibilmente violenta, allucinante a volte, in cui l’ossessione di uno dei protagonisti (Edward Logan) nei confronti di un misterioso “rosso” fa da filo conduttore per una storia d’amore crudele, che consuma, ma che alla fine sembra riuscire a sbocciare. È ambientata molti anni prima delle vicende narrate nella “Storia Principale”, ma i personaggi citati già si stagliano nitidi su uno sfondo che ce li restituisce esattamente come ce li aspetteremmo, affascinanti ed incredibilmente coerenti. Questa coerenza – che nasce da un modo particolare e bellissimo delle autrici di vivere accanto ai proprio personaggi – è solo uno dei punti di forza di una vicenda che – davvero – merita di essere letta in ogni sua parte, sfogliando le pagine, rileggendole, vivendo personaggi affascinanti e controversi – probabilmente tanta parte di quel fascino deriva proprio da conflitti più o meno interiorizzati – e soffrendo anche per scelte non sempre condivisibili ma che avviano un cammino di crescita all’interno degli stessi veramente notevole.
Ulteriore punto di forza di una vicenda del genere è il linguaggio, non aulico, ma assolutamente – e piacevolmente – lirico, che sfonda quasi nel poetico pur trattando di violenze – anche fisiche – e di odio. Credo sia doveroso identificare proprio in questa lingua curatissima – che scivola sulla lingua, davanti agli occhi, nella mente – un punto di forza e di grande equilibrio, che distingue queste due autrici assolutamente imperdibili.

July 4th, 2009

Titolo: Possession
Autore: Senzubean - traduttrice Lener
Link: Neverland
Serie: Dragon Ball
Genere: one-shot
Rating: NC17
Warning: incest
Commento:
Possession esplora uno dei tanti temi negletti di una saga sostanzialmente infinita e, probabilmente, amata dai ficwriter per lo stesso motivo: quello, cioè, della diabolica possessione del corpo di Vegeta da parte dell'alieno Baby. Premesso che tutto quel che riguarda la serie GT non ha mai incontrato il mio particolare interesse, questa pagina merita anche solo per come ha tentato di superare il diffuso trend interpretativo che riduce la secondogenita di Vegeta a una pupattola priva di ruolo e spessore, signora e padrona di un paparino amoroso. Posto che solo un profondo traviamento del personaggio di Vegeta potrebbe condurre a una simile conclusione, direi che il pregio di Possession sia soprattutto la sottile e misurata ambiguità con cui viene vissuta una situazione di violenza estrema, in cui lo straniamento del personaggio non basta a stemperare la forza dell'aspetto incestuoso. Se è infatti Baby a servirsi del corpo del saiyan per perpetrare lo sfregio - comportandosi come un qualunque mercenario farebbe con una preda di guerra -, l'autrice adombra con discreta forza l'ipotesi il principe dei saiyan non sia del tutto dissenziente: veda anzi nella mediazione del parassita l'occasione per liberarsi di ogni inibizione. L'intelligente resa di Bra, non passiva, ma nemmeno guerriera, e la chiusa molto curata, intrisa del senso di colpa di Vegeta, ma non stucchevole nella riappacificazione familiare, fanno di questa one-shot un'interessante pagina per tutti gli appassionati della famiglia Briefs.

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Titolo: My second time around
Autore: fusion_ha - traduttrice Lener
Link: Neverland
Serie: Dragon Ball
Genere: long-fiction
Rating: R
Commento:
My second time around è una storia risalente, ma di straordinaria intensità. Una di quelle pagine, almeno, che ha concorso a fare del fandom anglofono di Dragon Ball degli anni 1999-2002 uno dei più ricchi e interessanti della rete. E' una storia mai manierata, mai ruffiana, lontanissima dall'angst che va oggi per la maggiore, pallida eco di brutte fiction televisive. E' una storia sgradevole che non si preoccupa mai di essere tale, e raggiunge l'acme tragica attraverso l'azione rivissuta in un fuoco diretto e caleidoscopico, senza bisogno di inutili orpelli. L'armonia dell'insieme - la biografia di un bambino nato e cresciuto due volte - si raggiunge dal secello delle singole trame in un insieme di rimandi e di ricordi, dove l'essenza non è neppure ciò che accade, ma ciò che si riceve.
Particolarmente toccante la testimonianza di Bulma; efficace, quella di Yamcha: un capolavoro, a mio avviso, quella di Vegeta. Molti hanno contestato come il fatto di collocare la narrazione dopo l'avvento di Majin Buu, ed egualmente attribuire al Principe una condotta spietata, travalichi l'OOC per eccesso, ancorché in difetto, di crudeltà. Non si può negare, nei fatti, la lettura lasci piuttosto sconcertati, ma sono più propensa a credere ciò risulti da un'abitudine inveterata ad accettare la versione edulcorata dell'anime, anziché quella più spietata del manga originale. Toriyama non dice come sia mutato l'atteggiamento di Vegeta: lascia intuire abbia fatto chiarezza nelle proprie emozioni, ma non trovo ciò basti a dire si sia trasformato in un padre modello. Né Gokuh né Vegeta lo sono, né potrebbero mai esserlo per il modo in cui percepiscono la propria virilità e il proprio ruolo di combattenti. Un conto, credo, sia capire di voler bene, un altro, dimostrarlo: questo, dunque, il nucleo drammatico di una fanfiction che esplora quasi entomologicamente gli equilibri di casa Briefs. Vegeta non odia affatto Trunks; lo ama, anzi, sino al punto di fargli solo del male.
Una storia tetra e disperata, forse, ma che solo aggiunge e nulla toglie a un personaggio che amo molto.
Un grazie, rinnovato nel tempo, all'autrice per il coraggio di scrivere qualcosa di davvero diverso, e in questa sua diversità, struggentemente bello.
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